ISSN 2039-1676


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31 ottobre 2011 |

Ernesto Calvanese, Media e immigrazione tra stereotipi e pregiudizi. La rappresentazione dello straniero nel racconto giornalistico, Franco Angeli, Milano, 2011, pp. 203 (Collana di Criminologia)

Recensione

In un momento storico di profondi mutamenti economico-sociali, caratterizzato da diffusi e crescenti sentimenti di sfiducia, smarrimento ed incertezza[1], gli immigrati costituiscono oggi, per certi versi, bersagli simbolici di diversità sui quali riversare, più o meno consciamente, pulsioni aggressive di natura individuale o collettiva, e nei cui confronti operare - con una certa semplicità - interventi politici finalizzati appunto alla gestione del controllo e del consenso sociale.
 
Due sono essenzialmente gli indicatori sociali da cui traspare tutto ciò: a) il crescente interesse manifestato dai media nei confronti del fenomeno immigrazione, soprattutto per ciò che attiene allo straniero non regolarizzato, all’immigrato che delinque, alla tendenza ad associare quasi deterministicamente a certe etnie la commissione di taluni reati, all'assimilare tout court immigrazione e criminalità; b) gli interventi legislativi e di politica sociale di questi ultimi anni, che risultano quasi univocamente inclini verso soluzioni di natura repressiva ed espulsiva[2].
 
“Non c’è giorno” infatti - afferma l’Autore del volume qui recensito (Ernesto Calvanese, professore di Criminologia nell'Università degli Studi di Milano) - “nel quale non si parli a livello mediatico di immigrazione, e non c’è giorno nel quale non si faccia cenno al pericolo, alla criminalità, all’allarme sociale, al semplice fastidio che a questa tematica si correlano, in modo si direbbe ineluttabile e deterministico”[3], tanto che gli stereotipi ed i pregiudizi nei confronti degli immigrati, in questo martellante sistema di informazione, non possono altro che auto-alimentarsi e rafforzarsi continuamente[4].
 
A dimostrazione di ciò vi sono, oltre che le considerazioni scientifiche, i risultati emersi dalla presente ricerca criminologica in punto di rappresentazione mediatica dello straniero. Un’indagine, di tipo qualitativo, che ha analizzato, su di un arco temporale di quattro anni (dal 2005 al 2008), il contenuto di tre testate nazionali (quali il “Corriere della Sera”, “Il Giornale”, “la Repubblica) e da cui è emerso, in estrema sintesi, che la carta stampata parla tanto degli stranieri ma lo fa esclusivamente in termini di conflittualità e di problematicità sociale.
 
In modo particolare, andando ad analizzare - seppure in questa sede in maniera solo sintetica - i dati emersi dalla questa ricerca, il fatto che l’immigrazione ed i migranti siano di fatto fortemente posti al centro dell’attenzione mediatica risulta evidente sotto il profilo quantitativo. E’ stato infatti constatato che, nel quadriennio considerato, il numero di articoli pubblicati dalle tre testate esaminate sull’argomento in questione è stato imponente (ben 11.426 pezzi). Solo “la Repubblica” ha messo in luce un minore interesse nei confronti del fenomeno, anche se pure questo giornale ha proposto un numero di articoli alquanto ragguardevole.
 
Dal punto di vista qualitativo, e quindi dei temi trattati, dall’esame dei risultati è si è evidenziata inoltre una prevalenza dell’interesse mediatico nei confronti dei fatti di cronaca criminale e delle questioni di giustizia penale (6.718), piuttosto che di temi maggiormente propositivi, concernenti, ad esempio, informazioni su norme e prassi di natura amministrativa (2.458), ovvero indicazioni e suggerimenti sulle opportunità offerte sul piano socio-assistenziale (2.249)[5].
 
In modo particolare, da tale disamina è apparsa palese la difformità dell’informazione fornita tra cronaca criminale riguardante cittadini italiani e cronaca criminale relativa ad autori stranieri.
 
Negli effetti, il dato per cui 6.718 articoli, fra tutti i pezzi pubblicati dai tre giornali esaminati (31.964), siano dedicati a migranti autori di reato, mentre 13.569 riguardino protagonisti autoctoni, consolidandosi quindi una proporzione nella percezione diretta della divulgazione mediatica di circa 1 a 2 tra rei stranieri e rei italiani, è dato - per usare le parole dell’Autore - che “si autocommenta: anche semplicemente considerando che, con queste cifre, per aversi parità nell’informazione in tema di criminalità tra stranieri e italiani, occorrerebbe che pure la proporzione tra totale degli immigrati residenti e autoctoni fosse pari a 1 su 2, il che in verità non è”[6].
 
Se a ciò si aggiunge poi il fatto, noto ovviamente agli operatori del settore e comunque facilmente deducibile dall’analisi delle statistiche giudiziarie, che la maggior parte della criminalità dei migranti risulta essere di fatto messa in atto da soggetti irregolari nel nostro Paese (70% circa)[7] ne deriva, in maniera lapalissiana, che la differenziazione del trattamento mediatico della delinquenza straniera da quella autoctona appare ancora di più netta, allontanando incessantemente il fronte della realtà raccontata da quella reale.
 
In questo senso, tale discrasia numerica è necessariamente riconducibile a scelte di agenda redazionale[8], ossia a valutazioni operate nella direzione del dare o non dare una notizia e di scegliere che cosa comunicare e in che modo. E ciò – così come evidenziato dalla stessa communication research - nella consapevolezza, soprattutto da parte di chi opera con i mezzi di comunicazione di massa, che il fatto di comunicare o meno un determinato evento conferisca vita e ‘verità’ allo stesso, ovvero ne sancisca, semplicemente, la non esistenza[9].
 
Sotto questo profilo, dal presente lavoro, emerge chiaramente come le testate analizzate abbiano sostanzialmente riportato pressoché globalmente la delittuosità straniera (con uno scarto del 3,47% tra quella denunciata e rappresentata), mentre, secondo un andamento inverso, la delittuosità degli italiani è stata fortemente sotto-rappresentata (30,61% in meno rispetto ai dati statistici ufficiali)[10]. E l’omissione, si sa, vale quanto una sovra-rappresentazione del fenomeno, in una realtà virtuale ove la ‘conoscenza’ dipende quasi globalmente dai mezzi di comunicazione di massa.
 
Passando alle risultanze dell’indagine sul piano dei riverberi squisitamente qualitativi si osserva che l’accentuazione indifferente e neutrale pervade la maggior parte degli articoli esaminati: e ciò a partire dai toni dei titoli e dei testi, fino ad estendersi alle diverse aree tematiche approfondite, quali quelle relative al reo straniero, alla vicenda oggetto di pubblicazione, all’importanza delle politiche sociali e penali, ovvero al fenomeno immigrazione nella sua globalità.
 
Anche sotto il profilo dei contenuti, le immagini mirate al ‘comprendere’, ad esempio quelle connesse alla disperazione e allo stato di necessità, all’eccezionalità dei fatti descritti, alla scarsità degli interventi di sostegno, all’opportunità di conferire maggiore risalto alle politiche di integrazione, all’utilità dell’immigrazione, sono rimaste in buona sostanza silenti nelle pagine dei giornali analizzati. Così pure lo sono state le prospettive volte ad incentivare la conoscenza ed il sapere, lo scambio culturale, l’approfondimento storico, la mediazione e l’integrazione socio-culturale.
 
Secondo l’Autore, in definitiva, oggi “l’immigrato fa notizia solo al fine di un aumento sconsiderato e fuorviante degli articoli in tema di criminalità e giustizia, unitamente, talora, a sottolineature sfavorevoli, vuoi nei toni che nei contenuti”[11].
 
Di certo è curioso rilevare, al termine di questa succinta descrizione dei risultati emersi, come su 31.946 articoli analizzati nell’arco del quadriennio considerato mai è stato rintracciato un cenno giornalistico inerente ad un passato comune, tenuto conto che tra il XIX e XX[12] secolo più di 27.000.000 di italiani sono migrati altrove e che moltissimi di questi sono stati posti, a loro volta, al centro delle attenzioni degli apparati di giustizia dei paesi ospitanti e, in pari tempo, di una comunicazione mediatica altrettanto negativa ed allarmistica.
 
A parere di Calvanese l’oscuramento di tale fenomeno, “volendo cercare spiegazioni che vadano al di là della mera dimenticanza, della svista, della casualità, di una pretesa inessenzialità del ricordo, parrebbe sottendere una raffinatezza nelle scelte editoriali (e di coloro che le redazioni influenzano), al fine di non indurre valutazioni che sarebbero, ai fini del consenso e della propaganda, gravemente fuorvianti”.
 
E ancora “puntare l’accento sulla storia della emigrazione degli italiani finirebbe con il rendere – quanto meno su di un piano di vicissitudini esistenziali di un passato ancora assai vicino – troppo simili fra loro autoctoni e stranieri, diventando quindi, in tale prospettiva, più opportuno addirittura cancellare la memoria storica di intere vicende di vita”[13] che non considerare appieno il senso di ciò che sta oggi avvenendo, ovverosia una moderna mercificazione dell’essere umano che, con inquietanti analogie rispetto a quanto avveniva in passato con il trasporto nelle navi ‘negriere’, avviene nella quotidianità - sempre per mare - ad opera di “diverse organizzazioni criminali per i migranti[14].


[1] Bauman Z., Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006; Castel R., L’insicurezza sociale, Che significa essere protetti, Einaudi, Torino, 2004; Giddens A., Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, Il Mulino, Bologna, 1994.
[2] I progetti normativi degli ultimi anni sono in prevalenza indirizzati in tal senso, pochissimo viene speso sul piano delle tematiche integrative, ovvero, quantomeno, su quelle di una mera, semplice umanità. E ciò nonostante i molteplici richiami nei confronti del nostro Paese da parte di Enti internazionali, quali l’O.N.U. e il Consiglio d’Europa. Si vedano, tra molti, i contributi di Mazza O., Viganò F (a cura di), Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica (d.l. 23 maggio 2008, convertito in legge 24 luglio 2008, n. 125), Giappichelli, Torino, 2008; Corbetta S., Della Bella A., Gatta G.L. (a cura di), Sistema penale e sicurezza pubblica. Le riforme del 2009, IPSOA, Milano, 2009; Pepino L., “Le migrazioni, il diritto, il nemico. Considerazioni a margine della legge n. 94/2009”, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 4, 2009; Furlan S., “La normativa sulla cittadinanza italiana e le modifiche apportate dalla legge 15.7.2009 n. 94”, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 4, 2009; Renoldi C., “I nuovi reati di ingresso e di permanenza illegale dello straniero nel territorio dello Stato”, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 4, 2009; Della Rocca P.M., “Gli effetti collaterali del reato di presenza irregolare”, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 4, 2009; Gatta G.L., “Aggravante della ‘clandestinità’ (art. 61 n. 11-bis c.p.): uguaglianza calpestata”, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2, 2009; Masera L., “Costituzionale il reato di clandestinità, incostituzionale l’aggravante: le ragioni della Corte costituzionale”, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 3, 2010.
[3] Calvanese E., Media e immigrazione tra stereotipi e pregiudizi. La rappresentazione dello straniero nel racconto giornalistico, FrancoAngeli, Milano, 2011, quarta di copertina.
[4] L’Autore ricorda come non si debba mai dimenticare lo straordinario potere suggestivo esercitato dai mezzi di comunicazione di massa su di un’utenza frequentemente priva di strumenti critici sufficienti, quanto meno idonei ad instillare il dubbio sulla credibilità dell’informazione fornita.
[5] È una storia che si ripete quella della concentrazione dell’interesse mediatico sulle tematiche di problematicità e di conflittualità sociale, quali appunto, in modo peculiare, quelle attinenti alla criminalità, e si è visto come in letteratura si ritrovino osservazioni analoghe in ricerche precedentemente effettuate. Tra molte si vedano Mansoui M., Noi stranieri d’Italia. Immigrazione e mass-media, Maria Pacini Fazzi, Lucca, 1990; Corte M., Stranieri e mass media. Stampa, immigrazione e pedagogia interculturale, CEDAM, Padova, 2002; Morcellini M, Binotto M., Bruno M., Lai V., Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani, Sintesi del rapporto di ricerca, Sapienza Università di Roma, 2009, www.comunicazione.uniroma1.it
[6] “Per chi pensi non ortodosso un procedere sui grandi numeri, posto che in questa stima restano esclusi i 6.952 articoli nei quali manca l’informazione sulla nazionalità dei rei, ricordiamo come la forza d’urto e l’impatto sul lettore avvengano proprio in ragione della percussione costante delle notizie date, e quindi del continuo reiterarsi di articoli aventi per protagonisti autori di reato stranieri. D’altronde, anche se si voglia seguire la meno pragmatica, ma in astratto più corretta, metodologia del rapporto percentuale, tale proporzione si attesta sul 24,67% di articoli dedicati a rei stranieri, a fronte di un 49,81% di pezzi con protagonisti italiani; percentuali che si completano, nell’universo degli articoli riservati alla commissione di reati, con un 25,52% di articoli nei quali non si fa alcuna menzione della nazionalità dei protagonisti dei fatti delittuosi raccontati dalle testate giornalistiche”. Calvanese E., op. cit., 2011, p. 182.
[7] Le cui presenze stimate – posto che, proprio per la loro posizione tendente a evitare limiti e controlli, è impossibile pervenire a cifre certe – oscillano tra le 500.000 e 750.000 entità. Fonte dati Caritas/Migrantes, Dossier statistico immigrazione 2007, 2008, 2009, 2010, www.caritas.it.
[8] Nell’ambito della Communication research la teoria dell’Agenda Setting si caratterizza in quanto sostiene che le persone propenderebbero a far proprio, ovvero a non conoscere, ciò che i media includono o escludono dalla comunicazione, tendendo altresì a conferire all'oggetto della informazione un'importanza direttamente correlata e proporzionata con l'enfasi con cui le singole notizie vengono riportate. I media, secondo Schaw, forniscono anche le categorie ove le informazioni possono essere classificate e catalogate, nonché la gerarchia di importanza degli argomenti, attraverso la presentazione di questi secondo profili più o meno alti e di effetto, potendo inoltre addirittura penalizzarne la conoscenza tramite l'omissione. Vedi al riguardo Schaw, Agenda setting and Mass Communication theory, in Gazette (International Journal for Mass Communication Studies), vol. XXV, n.2, 1979.
[9] In tema di realtà virtuale si veda, tra molti, l’interessante lavoro di Cheli E., La realtà mediata. L’influenza dei mass media tra persuasione e costruzione sociale della realtà, FrancoAngeli, Milano, 2002.
[10] Tali considerazioni trovano ulteriore supporto ove si rifletta sulle variazioni dell’informazione negli anni e sulle ragioni sottendenti la decisione di aumentare vieppiù in certi periodi, l’uscita dei ‘pezzi’ riguardanti la criminalità degli stranieri, come nell’anno 2008. Circostanza questa che sembra ancora una volta ricondurci ai non tanto imperscrutabili rapporti tra media e politica e, più precisamente, alla necessità dei “potenti” di agevolare – appunto con l’aumento nella collettività della paura e dell’allarme legato alla pericolosità dei migranti –, consenso e aspettativa nei confronti delle leggi restrittive allora in preparazione.
[11] Calvanese E., op. cit., 2011, p. 185
[12] Cfr. Barbagli M., Immigrazione e sicurezza in Italia, Il Mulino, Bologna, 2008.
[13] Calvanese E., op. cit., 2011, p. 186
[14] Calvanese E., op. cit., 2011, p. 188