ISSN 2039-1676

logo università Bocconi
logo università degli studi di Milano
con la collaborazione scientifica di

ISSN 2039-1676


27 luglio 2011 |

La Regione Sicilia "premia" le strutture sanitarie private accreditate che adottano modelli di organizzazione ex D.lgs. 231/2001

Nota ai decreti n. 1179/11 e 1180/11 dell'Assessorato alla Salute della Regione Sicilia

1. I Decreti n. 1179/11 e 1180/11 emanati dall’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia in materia di sanità privata accreditata, prevedono – il primo - una quota di incremento pari all’1,2% per le Case di Cura e – il secondo - dello 0,2% per gli altri soggetti accreditati (laboratori di analisi, diagnostica per immagini etc.).
 
Più in particolare, l’art. 2 del D.A. 1179 prevede l’incremento sul budget delle singole strutture che, entro l’esercizio 2011, hanno adottato, hanno in corso di adozione o adotteranno il modello organizzativo, le procedure e le modalità di controllo previsti dall’applicazione del Decreto Legislativo n. 231/2001”; mentre l’art. 1 del D.A. 1180, pur riproducendo la medesima formulazione appena riportata, non contempla alcun limite temporale per l’adozione del modello e prevede in premessa l’applicabilità del beneficio “solo agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica”.
 
Si tratta, dunque, di provvedimenti che puntano a “premiare” l’attivazione di percorsi virtuosi nelle aziende sanitarie private, con ricadute economiche rilevanti poiché - come stabilito dalla tabella riportata all’art. 1 dei Decreti medesimi - l’iniziativa può comportare un’incidenza finanziaria complessiva sul sistema regionale pari rispettivamente a € 5.372.000,00 e a € 584.000,00.
 
Ma, soprattutto, tali Decreti costituiscono un ulteriore passo nella direzione di una crescente valorizzazione dei Modelli di organizzazione ex Dlgs. 231/2001, concepiti alla stregua di strumenti potenzialmente in grado di garantire alla controparte pubblica un effettivo innalzamento dei livelli di legalità, appropriatezza ed efficienza nelle prestazioni rese dai fornitori privati in un campo delicatissimo come quello della sanità.
 
Una direzione di marcia assunta in precedenza dalla Regione Lombardia e dalla Regione Calabria, le quali hanno in qualche modo “attinto” alla legislazione sulla Responsabilità da reato degli enti introducendo un obbligo di adozione del modello organizzativo per le persone giuridiche interessate a stipulare contratti con le rispettive pubbliche amministrazioni in alcuni settori (cfr. Michele Cattadori, L’adozione del modello 231 da facoltà ad obbligo per le imprese, in questa rivista, 22 dicembre 2010). E proprio in materia di sanità e attività socio-sanitarie, sempre la Regione Lombardia, con una deliberazione della Giunta (30 maggio 2007 – n. 8/4799), si era già spinta ad osservare che “la partecipazione paritaria alla realizzazione degli obbiettivi” tra le strutture pubbliche e quelle private “deve emergere nel rapporto contrattuale, anche attraverso la previsione di modelli organizzativi che diano conto dell’attività di controllo interno (d.lgs 231/2001)”, perché – continua l’organo deliberante - “l’attività di verifica e controllo del prodotto offerto dalle strutture sanitarie accreditate non si esaurisce nella verifica della qualità, ma deve contemplare la appropriatezza della prestazione sanitaria e ciò sia in termini di necessità clinica della prestazione che dei costi della stessa
 
Insomma, seppur a “spizzichi e a bocconi”, si fa strada il tentativo di riconoscere al Modello organizzativo previsto dal Dlgs. 231/2001 funzioni che esorbitano dal ruolo di possibile “esimente” nei meccanismi processuali di attribuzione della responsabilità alle persone giuridiche per reati commessi a loro vantaggio o nel loro interesse: “nuove” funzioni che nel particolare settore della sanità tendono a trasformare il modello in una sorta di “presidio” generale per l’efficienza, il buon andamento la continuità delle attività sanitarie in quanto servizio pubblico.
 
In questo quadro, la scelta appena compiuta dall’Assessorato alla salute siciliano presenta un tratto di ulteriore novità: non si batte la strada dell’introduzione di un obbligo, infatti, bensì quella dell’incentivazione all’adozione del Modello organizzativo remunerando in termini di budget aggiuntivo le strutture private che dimostreranno di averlo adottato o di essere in procinto adottarlo.
 
 
2. Ma v’è di più. A ben vedere, infatti, i Decreti in commento non si limitano a citare gli artt. 6 e 7 del D.lgs. 231/2001 e piuttosto operano un richiamo generale all’insieme degli strumenti e dei sistemi di controllo previsti dalla normativa sulla responsabilità da reato degli enti. (“il modello organizzativo, le procedure e le modalità di controllo” che derivano “dall’applicazione del Decreto Legislativo n. 231/2001”). Tale richiamo, sebbene presenti evidenti distonie terminologiche, ha infatti il merito di accendere i riflettori anche sulle modalità applicative ed operative del Modello di organizzazione, con particolare riferimento all’effettiva applicazione dei sistemi di controllo.
 
D’altro canto, la stessa Deliberazione della giunta lombarda sopra citata non manca di far notare come nell’ambito di numerosi procedimenti penali che hanno visto la condanna di soggetti convenzionati per truffa in danno al SSR della Lombardia, il Tribunale abbia però “ridotto l’entità del danno risarcibile per vistose carenze di controllo da parte dell’ente regionale”.
 
Ecco che il modello di organizzazione ex D.lgs. 231/2001 potrebbe rivelarsi utile quale strumento in grado di contribuire alla costruzione di una interfaccia più trasparente ed omogenea tra pubblico e privato. E tuttavia, incentivare con approcci “premianti” l’adozione del modello organizzativo nelle strutture private senza al contempo prevedere adeguati strumenti di valutazione per verificarne struttura e implementazione, rischia di determinare l’effetto opposto a quello voluto dal decisore pubblico: e cioè fomentare forme – peraltro già molto diffuse - di compliance meramente “cartacea” a basso costo, dirette esclusivamente ad accaparrarsi il “premio” previsto dai Decreti regionali.

Proprio su tale ultimo versante, ossia la valutazione dell’idoneità del modello e delle relative procedure di controllo, aspettiamo allora il prossimo e decisivo passo della Regione siciliana con il quale completare una intelligente spinta innovativa.


N. B. : Nei file in allegato il lettore potrà scaricare entrambri i decreti della Regione Sicilia qui illustrati.