ISSN 2039-1676

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31 maggio 2019 |

Riflessioni de lege ferenda sul recepimento della direttiva PIF: la repressione delle frodi e lo strano caso dell'art. 316-ter c.p.

Il contributo costituisce il testo, rielaborato e integrato con riferimenti bibliografici essenziali, della relazione al convegno Interessi finanziari dell’UE e giustiza penale. Colloquio italo-spagnolo, Milano, 4 maggio 2018, i cui Atti sono in corso di pubblicazione. Si ringraziano i curatori Marco Scoletta e Luca Luparia per avere consentito ad anticipare la pubblicazione in questa Rivista.

 

Abstract. La dir. (UE) 2017/1371 sulla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea pone interessanti questioni nella prospettiva di attuazione nell’ordinamento italiano. Con riguardo alla repressione delle frodi viene in rilievo il rapporto tra gli artt. 316-ter e 640-bis c.p., da tempo dibattuto in dottrina e oggetto di controverse prese di posizione della giurisprudenza costituzionale, oltre che di legittimità. Sembra tuttavia improbabile che l’iter legislativo di recepimento della direttiva possa contribuire alla soluzione di tale problema, determinando per contro l’insorgenza di ulteriori criticità.

SOMMARIO: 1. Una rinnovata tutela ad ampio spettro delle finanze eurounitarie. – 1.1. La perdurante centralità del modello della frode. – 2. L’art. 316-ter c.p.: idealtipo degli intrecci tra formanti europei e nazionali. – 2.1. Le criticità strutturali della “Indebita percezione…”. – 2.2. …E i problematici rapporti con la truffa aggravata ex art. 640-bis c.p. – 3. Uno spunto comparatistico: la figura di Subventionsbetrug nell’ordinamento tedesco. – 4. Le deludenti prospettive di riforma.