ISSN 2039-1676


ISSN 2039-1676


19 marzo 2019 |

Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva

Nota a C. eur. dir. uomo, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia

Contributo pubblicato nel Fascicolo 3/2019

Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.

Per leggere il testo della sentenza in lingua italiana, clicca qui.

 

Abstract. Con la sentenza Cordella e altri c. Italia la Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta sul caso dell’Ilva di Taranto, ravvisando la violazione del diritto alla vita privata (art. 8 Cedu) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 Cedu) di oltre centosessanta persone abitanti nelle aree limitrofe agli stabilimenti della nota acciaieria. Prendendo in esame da un lato le evidenze epidemiologiche sulla situazione sanitaria delle popolazioni esposte, dall’altro lato la normativa c.d. “salva-Ilva” emanata a partire dal 2012, il collegio ha ritenuto all’unanimità che le autorità italiane non abbiano ad oggi saputo individuare un ragionevole punto di equilibrio tra l’interesse dei singoli al “benessere” ed alla “qualità della vita” e quello della società in generale alla prosecuzione della produzione. La sentenza offre una prospettiva nuova sull’annoso problema dei danni alla salute da esposizione a sostanze tossiche, ravvisando la responsabilità dello Stato in una materia che finora (quanto meno in Italia) è stata per lo più appannaggio di procedimenti penali avviati nei confronti dei privati gestori delle imprese. Allo stesso tempo, le statuizioni della Corte europea alimentano l’evoluzione in senso “green” dei diritti fondamentali sanciti nella Convenzione, suscitando nuovi interrogativi e problemi esegetici densi di ripercussioni anche sul terreno del diritto penale (si pensi all’estensione degli obblighi di incriminazione di condotte che offendono la vita e la salute), culminanti nella questione in ordine all’opportunità di riaprire il dibattito sulla necessità di introdurre di un autonomo “diritto ad un ambiente sano”.

SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. I ricorsi degli abitanti di Taranto. – 3. La pronuncia della Corte europea. – 3.1. Le questioni di ricevibilità (in particolare, il divieto di actio popularis e la qualità di “vittime” dei ricorrenti). – 3.2. Le statuizioni di merito. – 4. Ambiente e salute: la prospettiva della responsabilità dello Stato per violazione dei diritti fondamentali. – 5. La dimensione “green” dei diritti fondamentali: problemi aperti nella giurisprudenza di Strasburgo. – 6. L’incerto confine tra il diritto alla “vita” ed il diritto alla “vita privata”. – 6.1. L’ambito di applicazione degli articoli 2 e 8 Cedu in materia di attività produttive pericolose: principi e casistica. – 6.2. La rilevanza dell’opzione a favore dell’art. 2 o dell’art. 8 Cedu. – 6.3. Critica alla sentenza Cordella in punto di applicabilità dell’art. 8 Cedu e argomenti a sostegno dell’applicabilità dell’art. 2 Cedu. – 7. Verso un autonomo diritto ad un ambiente sano? – 8. Conclusioni.