ISSN 2039-1676

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24 gennaio 2019 |

Metodo mafioso e partecipazione associativa nell'art. 416-bis tra teoria e diritto vivente

Il contributo è destinato al volume “La legislazione antimafia”, diretto da Enrico Mezzetti e Luca Luparia. Si ringrazia l’editore Zanichelli per averne consentito la pubblicazione su questa Rivista. Trattandosi di lavoro già accettato per la pubblicazione in altra sede editoriale, non è stato sottoposto alla consueta procedura di peer review.

 

Abstract. Il metodo mafioso e la partecipazione associativa rappresentano attualmente gli aspetti più problematici dell’art. 416 bis c.p. Il lavoro mette in luce i forti contrasti giurisprudenziali che rendono incerti i confini della fattispecie incriminatrice. In particolare, ci si sofferma criticamente sui rischi connessi a orientamenti che coltivano letture estensive volte ad ampliare l’ambito di punibilità del delitto di associazione mafiosa. In questo scenario, gli autori ritengono necessario un intervento delle Sezioni Unite che conferisca maggiore stabilità e omogeneità alle interpretazioni correnti nel rispetto dei principi di tipicità e offensività.

SOMMARIO: 1. Premessa: una fattispecie “di successo” da maneggiare con cura. – 2. Il metodo mafioso e la “struttura mista” del reato associativo. – 3. L’avvalimento del metodo mafioso tra diritto e prova. – 4.1. Le mafie straniere. – 4.2. Le mafie “autoctone”. – 4.3. Le mafie “delocalizzate”. – 5. La partecipazione associativa tra paradigmi astratti e prassi giurisprudenziale. – 6. Il modello organizzatorio. – 7. La rilevanza penale dell’affiliazione rituale. – 8. Per concludere.