ISSN 2039-1676


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5 ottobre 2018 |

La riparazione per ingiusta detenzione e gli effetti derivanti dalla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale: verso una possibile convivenza

Contributo pubblicato nel Fascicolo 10/2018

Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.

 

Abstract. Con il presente contributo l’Autore, in primo luogo, analizza la ratio della riparazione per l’ingiusta detenzione e ricostruisce, tramite l’esame della giurisprudenza costituzionale tradizionale, la nozione di “rapporti esauriti” resistenti agli effetti derivanti dalle sentenze di accoglimento della Corte costituzionale. Successivamente, esaminata la recente giurisprudenza amministrativa, in tema di riparazione per equivalente del danno da mancata aggiudicazione (ex multis Consiglio di Stato, Ad. plen. n. 2 del 2017), e giurisprudenza penale di legittimità, in tema di continuazione (ex multis Cass. pen., Sez. Un., sentenza n. 22471 del 2015), vengono svolte alcune considerazioni critiche circa la possibilità di riconoscere l’indennizzo per l’ingiusta detenzione ove la pena sia stata già espiata ma venga, in tutto o in parte, riconosciuta come “illegale” dalla Corte costituzionale.

SOMMARIO: 1. Il punto di partenza. – 2. Le ragioni della non-convivenza. – 3. Alla ricerca di una convivenza: il ripensamento della nozione di rapporti esauriti in ambito penale. – 4. Cenni di una possibile convivenza: Consiglio di Stato, Adunanza plenaria 12 maggio 2017, n. 2. – 5. segue: orientamenti della giurisprudenza di legittimità in tema di applicazione della continuazione nella fase esecutiva. – 6. Riflessioni conclusive.