ISSN 2039-1676

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25 maggio 2018 |

Responsabilità degli enti e reati ambientali al banco di prova del principio di legalità

Il caso delle fattispecie associative

Contributo pubblicato nella Rivista Trimestrale 1/2018

Abstract. Al pari di quanto accade per il diritto penale individuale, anche nel sistema di responsabilità degli enti il principio di legalità è sottoposto a tensioni, originate da opzioni ermeneutiche volte a espandere il catalogo dei reati presupposto oltre il perimetro tracciato dal legislatore. Il tema è declinato dall’angolo visuale del diritto penale ambientale che, sinora, ha rappresentato il primo e principale banco di prova per la tenuta del principio in “ambito 231”. Prendendo le mosse dal caso Ilva, il contributo ripercorre il controverso rapporto tra reati ambientali e fattispecie associativa, evidenziando come l’art. 24-ter del decreto – anche alla luce di taluni sviluppi in tema di associazione per delinquere transnazionale – rischi di trasformarsi in una disposizione passe-partout, con ricadute sulla effettiva possibilità di predisporre il compliance program e sulla stessa “colpevolezza” del soggetto collettivo. A conferma della rilevanza del paradigma associativo in questa materia, da ultimo sollecita alcune riflessioni l’introduzione, nel nuovo titolo VI-bis del codice penale, dell’aggravante ambientale per le fattispecie associative (art. 452-octies c.p.), la quale presenta, sul terreno dei soggetti collettivi, profili di irrazionalità sul piano sanzionatorio. 

 

SOMMARIO: 1. Considerazioni preliminari. – 2. Principio di legalità e responsabilità ex crimine degli enti. – 3. La rilevanza della fattispecie associativa nella sistematica del “decreto 231”. – 4. Legalità e reati ambientali: il caso Ilva. – 5. L’associazione per delinquere transnazionale: verso una nuova interpretazione della giurisprudenza?. – 6. La nuova aggravante ambientale prevista per le fattispecie associative (art. 452-octies c.p.). – 7. Riflessioni conclusive.