ISSN 2039-1676

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25 maggio 2018 |

La prescrizione dei reati ambientali: efficacia, coerenza, ragionevolezza?

Contributo pubblicato nella Rivista Trimestrale 1/2018

Abstract. L’indagine prende le mosse dal raddoppiamento dei termini di prescrizione disposto dall’art. 157, comma 6 del codice penale (come novellato dalla legge n. 68 del 2015) per i delitti contro l’ambiente collocati nel titolo VI bis. Di tale norma si ricostruisce significato e ricadute di politica criminale, per poi indagarne le possibili ragioni giustificatrici, nel quadro ordinamentale complessivo. Vengono quindi esaminati i relativi punti critici, sui piani sia della congruenza con gli obiettivi della riforma, sia della coerenza rispetto al sistema generale di tutela penale dell’ambiente. Si affronta inoltre il tema della giustiziabilità di tale disciplina nell’ambito del sindacato di ragionevolezza della Corte costituzionale.

 

SOMMARIO: 1. Il raddoppio del termine di prescrizione per i nuovi ecodelitti, tra pulsioni efficientistiche e derive simboliche del diritto penale ambientale. – 2. Il dibattito sulla prescrizione dei reati ambientali nei lavori parlamentari della legge n. 68 del 2015. – 3. La dubbia utilità della deroga alla prescrizione ordinaria in relazione al momento consumativo degli ecodelitti di “macroevento”. – 4. Incoerenza con la prescrizione degli “altri” delitti ambientali (intra ed extra codicem). – 5. Incoerenza interna alla disciplina dei nuovi ecodelitti: l’allineamento tra fattispecie dolose e colpose, di danno e di pericolo. – 6. La problematica prescrizione delle contravvenzioni ambientali nel quadro della riforma del 2015. – 7. Ulteriori discrasie sistematiche: la prescrizione del disastro innominato ambientale e la responsabilità da ecoreato dell’ente. – 8. Lo statuto in fieri del giudizio di ragionevolezza sulla prescrizione del reato. – 9. L’incidenza della riforma “Orlando” sui meccanismi derogatori della prescrizione ordinaria.