ISSN 2039-1676

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13 febbraio 2018 |

Aldo Natalini, 231 e industria agroalimentare, Pacini giuridica, 2017, pp. 144

Recensione

1. La monografia è dedicata all’analisi dei rapporti tra “diritto penale del cibo” e responsabilità amministrativa degli enti da reato derivante dalla realizzazione dei reati-presupposto costituenti la parte speciale del d. lgs. 231 del 2001 rapportabili alla categoria di cui è causa. Si tratta di un lavoro di importante utilità, ricco di spunti ricostruttivi in una materia tanto centrale, quanto poco esplorata, che fornisce un sicuro apporto operativo ‘di legalità’ alle imprese del settore e così un concreto ausilio alle stesse, sensibilizzando nel contempo i consumatori.

 

2. La prima parte del saggio (redatta da Lucio Maria Brunozzi e Carlo Fiorio) è opportunamente diretta alla presentazione ‘mirata’ dei tratti qualificanti la responsabilità amministrativa degli enti da reato, sia in un quadro sostanziale, sia in relazione ai peculiari principi ed ai controversi risvolti del “processo alle società”. In questo duplice contesto, gli AA., con percorso ben strutturato ed attento alle indicazioni fornite dalle più recenti e conferenti impostazioni dottrinali e linee giurisprudenziali, affrontano, tra le altre, alcune questioni di preminente importanza, tra le quali si segnalano l’individuazione dei destinatari-persone giuridiche del decreto, la specificazione della tipologia degli autori-persone fisiche dei reati-presupposto, la problematicità della responsabilità infragruppo, la connotazione del binomio ‘interesse o vantaggio’ quali elementi normativi fondanti il rapporto tra reato-presupposto e responsabilità 231.

 

3. La seconda parte (redatta da Aldo Natalini) si incentra in prima istanza sui reati-presupposto agroalimentari che concorrono a costituire la ‘parte speciale’ della materia punitiva (art. 25 bis.1 del d. lgs. 231). Vengono di conseguenza esaminate, con modalità nuovamente ‘mirata’ al fulcro del lavoro ed in questo quadro con esaustività di non lieve momento, le fattispecie codificate contro l’industria ed il commercio. Merita attenzione particolare l’esegesi relativa al concetto di ‘alimento’, sia in relazione allo stesso quale oggetto materiale dei reati, sia in relazione alle nozioni sovranazionali di ‘prodotti non trasformati’ e di ‘prodotti trasformati’, così fornendo al Lettore un quadro esaustivo delle diverse declinazioni tra sostanze alimentari e prodotti agroalimentari, in uno con la considerazione del forte rischio di una allocazione delle frodi qualitative o sull’origine geografica a monte della filiera alimentare. Le tutele del Made in Italy e della veridicità delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni di Origine trovano opportuna considerazione. Ancora, per completare la rassegna dei reati commissibili nell’interesse o a vantaggio degli enti della filiera agroalimentare viene, con innovazione (e sulla scorta di un unicum giurisprudenziale), annoverato il riciclaggio merceologico (art. 25 octies d. lgs. 231).

 

4. Nel quadro della scelta di massima responsabilizzazione dell’ente nella ‘filiera alimentare’, lo studio si inserisce fattivamente in un interessante contesto di criminalità di impresa. Così, vengono assunte e specificate nelle loro peculiarità operative le nozioni (anche internazionali) di ‘impresa alimentare’ e di ‘operatore del settore alimentare’. Considerazione critica viene dedicata anche, stante un particolare riferimento normativo, alla responsabilità degli enti della filiera degli oli vergini di oliva.

 

5. Gli ultimi due capitoli si segnano per un esame funditus delle modalità preventive caratterizzanti la logica appunto in prima battuta preventiva della responsabilità 231. Nello specifico, il terzo capitolo presenta i contenuti e le finalità delle Linee guida di categoria e dei Codici di Comportamento delle associazioni (Confindustria, Federalimentare, Confagricoltura), sempre con una precisa evidenziazione delle caratteristiche della materia. In questo contesto, a titolo esemplificativo viene esplicato un Modello di organizzazione e gestione 231. Il quarto capitolo, che assume, si connette e così si giova dei risultati delle pregresse analisi, è diretto, in un contesto scientifico ed operativo, a presentare i migliori contenuti di un Modello 231 dell’ente alimentare, nei suoi ‘percorsi’ ricostruttivi: l’ “orditura” dello stesso, la mappatura delle attività a rischio-reato, i protocolli di gestione del rischio-reato, la ricerca del Modello “ideale” così come forniti rappresentano un affresco di grande utilità per l’ottimizzazione del risultato (Alessandra Rossi).