ISSN 2039-1676

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20 dicembre 2017 |

Foreign terrorist fighters: verso la revisione della risoluzione 2178 (2014)

Riceviamo dall'Autore e volentieri pubblichiamo il presente scritto a firma del dott. Luigi Marini, magistrato distaccato alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’Autore evidenzia che le opinioni contenute nel presente intervento sono espresse a titolo personale e non impegnano le Amministrazioni di appartenenza.​

 

Abstract. Il fenomeno dei “foreign fighters” assunse nel 2014 una nuova dimensione allorché migliaia di persone, inizialmente soprattutto giovani uomini, lasciarono i Paesi di origine o di residenza per raggiungere i territori iracheni e siriani dell’auto-proclamato “Califfato”. Il fenomeno pose problemi politici e giuridici nuovi che la comunità internazionale affrontò anche con la risoluzione 2178 (2014) del Consiglio di Sicurezza. A tre anni di distanza molte cose sono cambiate sul terreno, sul piano politico e su quello culturale. Le sconfitte militari del “Califfato” sono alla base di nuove strategie dei gruppi terroristici, i quali soffrono anche di un numero elevato di abbandoni da parte dei combattenti e delle persone a costoro legate: alcuni decisi a tornare nei Paesi di provenienza, altri decisi a trasferirsi in Paesi terzi. Questo comporta il sorgere di questioni inedite che è giunto il momento di affrontare anche aggiornando o rivedendo la risoluzione 2178. Un sintetico quadro di tali questioni può essere tracciato oggi, in attesa di una imminente iniziative del Consiglio di Sicurezza.

 

SOMMARIO: 0. Premessa. – 1. Brevi cenni alla situazione di fatto. – 1.1. Resistenza e adattabilità. – 1.2. Il fenomeno dei “returnees”. – 2. Un sintetico elenco dei punti da affrontare. – 3. Le criticità principali. – 3.1. La gestione dei confini. – 3.1.1. L’identificazione. – 3.1.2. La valutazione del rischio. – 3.2. L’intervento penale. – 3.2.1. La “criminalizzazione” delle condotte. – 3.2.2. La raccolta delle prove e il loro utilizzo. – 3.2.3. I “meccanismi” di raccolta delle prove in aree di crisi. – 3.2.4. La cooperazione internazionale. – 3.2.5. Il rispetto dei diritti umani. – 3.2.6. La definizione delle strategie nazionali in tema di azione penale. – 3.2.7. La questione di genere. – 4. Gli aspetti più strettamente politici. – 5. I sistemi penitenziari. – 6. Conclusioni.