ISSN 2039-1676


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15 dicembre 2017 |

Oggettivo, soggettivo ed evolutivo nella prevedibilità dell’esito giudiziario tra giurisprudenza sovranazionale e ricadute interne

Contributo pubblicato nella Rivista Trimestrale 4/2017

Abstract. Il principio di prevedibilità della decisione giudiziale costituisce, come noto, un corollario della legalità europea, nell’ambito della quale viene riconosciuto un ruolo primario al c.d. “diritto vivente” ai fini della garanzia del nullum crimen. Ad un esame approfondito della giurisprudenza EDU, emergono tuttavia diverse accezioni di tale principio, tanto da potersi individuare tre possibili criteri definitori (oggettivo, soggettivo ed evolutivo) rispetto ai quali muta pure il ruolo del contrasto giurisprudenziale e del precedente qualificato. Tale “poliformità” si riflette peraltro anche sulla giurisprudenza comunitaria (come dimostra il caso Taricco ormai giunto all’epilogo) e su quella interna (come dimostrano, per un verso, le prime (timide) ricadute del caso Contrada e, per altro verso, il richiamo operato dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale ai canoni di determinatezza e colpevolezza al quale, però, non sembra corrispondere il riconoscimento di una piena operatività degli artt. 2 e 5 c.p. in tema di mutamento (in bonam partem) o contrasto giurisprudenziale). Muovendo anche dai recenti tentativi di stabilizzazione del precedente compiuti con la riforma Orlando, non resta allora che interrogarsi sull’oggetto, sui parametri e soprattutto sui limiti della prevedibilità stessa, da rapportare ormai, in un’ottica di lucido realismo, alla qualificazione giuridica del fatto e al relativo trattamento sanzionatorio piuttosto che all’esito giudiziario esposto a un’infinità di variabili, queste sì davvero imprevedibili.

 

SOMMARIO: 1. Premessa: il principio di prevedibilità quale corollario della legalità europea. – 2. “Evolutivo”, “soggettivo” ed “oggettivo” quali criteri del giudizio di prevedibilità della decisione. – 2.1. Il criterio evolutivo: il caso S.W. c. Regno Unito. – 2.2. Il criterio soggettivo: Groppera Radio c. Svizzera e Soros c. Francia. – 2.3. Il criterio oggettivo tra law in the books e law in action: Sunday Times c. Regno Unito e altri. – 3. Il riferimento al “precedente qualificato”: il caso Contrada c. Italia. – 3.1. (segue) Il richiamo alla sentenza Demitry come avulso dalla “contestazione in fatto”: il rischio di un overruling sfavorevole per i “fratelli minori” di Contrada. – 3.2. Il contrasto della giurisprudenza come possibile indice di prevedibilità – 3.3. Le ricadute interne. Il concorso esterno non esiste… o forse sì: i casi Ciancio, Trematerra e Dell’Utri. – 4. La precisione quale requisito di “prevedibilità”. Quando l’”accessibilità” non basta: il caso de Tommaso c. Italia e le SS.UU. Paternò (in attesa della Corte Costituzionale). – 5. Riflessi della prevedibilità nella giurisprudenza comunitaria: il caso Taricco e il suo epilogo. – 6. Uno sguardo alla prevedibilità dal punto di vista della giurisprudenza interna. La Corte costituzionale tra determinatezza e colpevolezza: la “soluzione” dell’art. 5 c.p. – 6.1. (segue) La Corte di Cassazione: solo due esempi in tema di concorso apparente di norme e tentativo di rapina impropria. – 6.2. La “mossa” del legislatore: il vincolo (a metà) del precedente alla luce della Riforma Orlando (L. 103/2017). – 7. Osservazioni conclusive sulla residua incertezza dell’oggetto e del criterio di prevedibilità: dall’esito giudiziario alla qualificazione giuridica del fatto nei termini della sentenza Drassich.