ISSN 2039-1676

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9 novembre 2017 |

Le novità dell’appello: rinnovazione dell’appello, concordato sui motivi

Voce per "Il libro dell’anno Treccani 2018"

Il presente contributo riproduce, con lievi modifiche, la corrispondente voce destinata alla sezione di diritto processuale penale (curata da P. Gaeta e G. Spangher) de Il libro dell’anno del diritto 2018 Treccani (dir. da R. Garofoli e T. Treu), Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2018; ringraziamo l’editore e i direttori dell’opera per avere consentito ad anticiparne la pubblicazione nella nostra Rivista. Trattandosi di lavoro già accettato per la pubblicazione in quella sede, il contributo non è stato sottoposto alla procedura di peer review prevista dalla nostra Rivista.

 

Abstract. Sulla falsariga di una non perspicua e altalenante giurisprudenza della CEDU, avallata e fatta propria dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione e dalle proposte avanzate dalla cosiddetta Commissione Canzio, la riforma Orlando ha introdotto l’istituto della rinnovazione obbligatoria della istruzione dibattimentale in appello, nel caso di impugnazione da parte del p.m. di sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa. Una riforma per molti aspetti inutile e per altri dannosa. Da salutare con favore è, invece, la reintroduzione del cosiddetto patteggiamento in appello: istituto processuale in passato frutto di censure costituzionali e di opposte iniziative legislative, nel quadro di una sostanziale “incomprensione” dello stesso.

 

SOMMARIO: 1. Assoluzione in primo grado e condanna in appello. – 2. Immediatezza e oralità nel giudizio di appello. – 3. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. – 4. La “risposta” della Cassazione con la sentenza Dasgupta delle Sezioni unite. Critica. – 5. Le più recenti evoluzioni della giurisprudenza della Corte di Strasburgo. – 6. La riforma Orlando. – 7. Il “patteggiamento in appello. Il ritorno alle origini.