ISSN 2039-1676

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13 settembre 2017 |

Massimo Pavarini e la scienza penale

Ovvero, sul valore conoscitivo dell’antimoderno sentimento della compassione applicato allo studio della questione criminale

Il contributo costituisce il testo, riveduto e corredato da note, dell’intervento tenuto dall’Autore alla sessione su Massimo Pavarini e la scienza penale, in occasione del Convegno dell’Associazione Franco Bricola, svoltosi a Bologna nei giorni 13-14 marzo 2016, su “Il sistema penale messo in discussione. L’opera di Massimo Pavarini fra teoria, ricerca empirica e impegno sociale”.

 

Abstract. L’articolo esamina, anche attraverso varie discussioni scientifiche avute con l’A., il rapporto dialettico presente in tutta l’opera di M.P. tra scienze criminali e dogmatica. Secondo P. il punto di vista scientifico rispecchia una conoscenza empirica e critica che muove da una riflessione diretta, non normativa, non deduttiva, rispetto alla questione criminale. Un metodo dunque sociologico, statistico, criminologico, di analisi. Viceversa, il metodo della dogmatica, ispirato al criterio della deduzione da norme o principi, anche se arricchito di saperi empirici secondo le istanze della scienza penale integrata, rimane condizionato da premesse che ideologicamente nascondono o travisano la realtà. Tuttavia, per il penalista orientato a una dogmatica costituzionale, il rapporto con i saperi empirici sulla questione criminale ha natura fondante, non correttiva: il dialogo tra fatti e norme, tra essere e dover essere è costitutivo per la stessa scienza giuridica, che può legittimare o delegittimare il sistema punitivo a seconda dei riscontri in output sulle sue prestazioni e in rapporto ai principi che lo fondano. La realtà della pena, e di quella carceraria, rappresenta così un banco di prova centrale per la tdr, non solo, come pensava Pavarini, per mettere in crisi la dogmatica, ma anche per gli scopi di possibile giustificazione (e non di mera spiegazione) dell’intervento penale, perché giustificazione e spiegazione contrassegnano entrambe l’epistemologia del diritto penale. Il sentimento per la realtà umana carceraria, che rivisitava con costanti studi empirici originarie letture neomarxiste, ha svolto un ruolo decisivo nella posizione di Pavarini rispetto alla conoscenza critica della questione criminale e al suo dialogo o conflitto con la c.d. scienza dogmatica, ben più di approcci analitici tradizionali sullo studio delle proposizioni prescrittive.

 

SOMMARIO: 0. Una premessa quasi personale. – 1. La scienza penale come mera tecnica o come disciplina teorico-critica orientata alla riduzione del male? – 2. Tesi (Pulitanò, Ferrajoli) che si oppongono alla scientificità del garantismo o al riconoscimento della dogmatica come sapere fattualmente verificabile o che persegua finalità (non solo scientifico-ricostruttive). – 3. Contro il normativismo integrale e la separatezza incomunicabile dei paradigmi scientifici. – 4. Perché la realtà dialoga con le norme e le può delegittimare. – 5. La realtà della pena come messa in crisi della scienza. – 6. La fragilità della costruzione garantista di fronte alla democrazia penale del populismo. – 7. Un arte abyecto. Un’arte schifosa? – 8. Il modello post-riparatorio della pena e il sentimento critico (la “compassione”) come strumento conoscitivo della penalità.