ISSN 2039-1676

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26 maggio 2017 |

La tutela del patrimonio culturale: riflessioni a margine della sentenza di merito resa dalla Corte Penale Internazionale nel caso Al-Faqi Al-Mahdi

Commento a Corte Penale Internazionale, Camera di prima istanza VIII, sent. 27 settembre 2016, ICC-01/12-01/15, Il Procuratore c. Ahmad Al-Faqi Al-Mahdi

Contributo pubblicato nel Fascicolo 5/2017

Il presente contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.

 

Per leggere il testo della sentenza in commento, clicca qui.

 

Abstract. Il 27 settembre 2016 la Corte penale internazionale ha pronunciato la sua prima sentenza in materia di crimini diretti contro il patrimonio culturale. Nello specifico, la pronuncia ha riguardato Ahmad Al-Faqi Al-Mahdi, il quale è stato condannato a dieci anni di detenzione per aver distrutto e danneggiato nove mausolei ed una moschea nella città di Timbuctu (in Mali), nel corso di un conflitto armato di natura non internazionale.

Il presente contributo intende fornire una lettura critica della decisione de qua, la cui portata deve necessariamente essere analizzata alla luce del particolare contesto storico e giuridico in cui la stessa si colloca: la scelta della Corte di qualificare i fatti esclusivamente alla stregua di crimini di guerra non è conforme né alla prassi dei tribunali internazionali penali, né alle tendenze evolutive in materia di protezione del patrimonio culturale tracciate dalla Comunità internazionale.

 

SOMMARIO: 1. La condanna pronunciata dalla Corte penale internazionale nel caso Al-Faqi Al-Mahdi. – 2. La qualificazione giuridica dei fatti prospettata dalla Corte penale internazionale: la tutela dei beni culturali mediante la categoria dei crimini di guerra. – 3. La prassi dei tribunali internazionali penali in materia di crimini contro il patrimonio culturale: la qualificabilità alla stregua di crimine contro l’umanità. – 4. (segue) Le tendenze evolutive della Comunità internazionale: la protezione dei beni culturali quale strumento di garanzia dei diritti culturali dell’uomo. – 5. Considerazioni conclusive.