ISSN 2039-1676

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4 aprile 2017 |

La persistente ambiguità dell’abuso d’ufficio. Alcune (amare) riflessioni a margine del 'caso termovalorizzatore'

Nota a Cass., Sez. VI, sent. 13 settembre 2016 (dep. 21 febbraio 2017), n. 8395, Pres. Conti, Est. Fidelbo, Imp. De Luca ed altri

Contributo pubblicato nel Fascicolo 4/2017

Il presente contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.

 

Per leggere il testo della sentenza in commento, clicca qui.

 

Abstract. Una recente decisione della Suprema Corte in tema di abuso d’ufficio stimola la rinnovata riflessione sullo stato dell’arte dell’art. 323 c.p. a distanza di vent’anni dall’ultima modifica. Il contributo, prendendo spunto dalla vicenda giudiziaria, sottoporrà l’archetipo normativo dell’abuso d’ufficio e la sua interpretazione da parte del c.d. diritto vivente a prova di resistenza rispetto alle esigenze di precisione tipica, fondamentali per limitare le ingerenze del giudice penale nel merito amministrativo e riservare lo stigma del procedimento e della sanzione penale ai fatti realmente offensivi.

 

SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. La ricostruzione giudiziaria della vicenda. – 3. L’inquadramento sistematico e strutturale del delitto di abuso d’ufficio. – 4. (segue) l’interpretazione giurisprudenziale dei limiti dell’art. 323 c.p. – 5. Le criticità evidenziate dalla vicenda in commento: la persistente ambiguità. – 6. Conclusioni.