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20 febbraio 2017 |

La successione "mediata" delle norme penali e il delitto di usura: disorientamenti giurisprudenziali

A margine di Tribunale di Cosenza, decreto di archiviazione 21 settembre 2016, G.I.P. Branda

Contributo pubblicato nel Fascicolo 2/2017

Il presente contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.

 

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Abstract. Il provvedimento in epigrafe affronta il tema degli effetti intertemporali della modifica legislativa del criterio di calcolo del tasso soglia di usura, discostandosi motivatamente da un indirizzo interpretativo inaugurato qualche anno fa dalla Corte di Cassazione. La nota, dopo aver brevemente passato in rassegna gli orientamenti emersi sulla questione della successione “mediata” delle norme penali, analizza l’innovativa soluzione adottata dal giudice di merito, soffermandosi sulle criticità dell’impostazione ricostruttiva precedentemente avallata dalla giurisprudenza di legittimità e sui nuovi spunti problematici derivanti dal quadro normativo sovranazionale.

 

SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Il caso di specie. – 3. La successione “mediata” tra dottrina e giurisprudenza. – 3.1. Gli orientamenti emersi nel dibattito interpretativo. – 3.2. La tendenziale prevalenza del criterio c.d. strutturale. – 4. La successione “mediata” e le caratteristiche strutturali del reato di usura. – 4.1. La peculiare configurazione del delitto di usura c.d. presunta nell’attuale assetto normativo. – 4.2. L’impatto successorio del d.l. n. 70/2011: la soluzione della giurisprudenza di legittimità. – 4.3. … e la diversa soluzione adottata dal G.I.P. del Tribunale di Cosenza. 5. Riflessioni conclusive. – 5.1. I profili problematici dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità: il criterio strutturale “preso sul serio”. – 5.2. Una chiosa finale: il criterio logico – formale alla prova della normativa CEDU.