ISSN 2039-1676

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9 gennaio 2017 |

Lo stato di salute della giustizia penale negli USA in un recente articolo di Barack Obama

Segnaliamo all’attenzione dei nostri lettori la recente pubblicazione, all’interno della prestigiosa Harvard Law Review (vol. 130, 2017), di un denso scritto a firma del Presidente Barack Obama volto delineare l’odierna parabola delle riforme statunitensi in materia di giustizia penale.

Al di là della interessante ricostruzione circa gli approdi conseguiti negli ultimi anni, l’articolo offre alcune visioni prospettiche sugli interventi più urgenti che potrebbero migliorare l’intero criminal justice system, attualmente stretto tra percentuali di detenuti irragionevoli (e non sostenibili) e politiche di promovimento dell’azione penale eccessivamente discrezionali (e spesso discriminatorie).

Accanto ai temi della mass incarceration e delle charging policies, vengono sottolineati i ritocchi normativi che si rendono necessari sul piano delle regole di sentencing, sul terreno delle disposizioni penitenziarie federali, senza dimenticare l’ottica del reinserimento sociale dei condannati e dell’irrobustimento dei provvedimenti di clemenza. La visione del sistema offerta dall’ormai former President appare tanto più stimolante quanto più se ne apprezzi l’ampiezza di orizzonte e la capacità di ricomprendere nell’analisi dati statistici, formanti sociologici, risvolti economici, implicazioni razziali, sociali o di genere.

Sul fronte delle direttrici per il futuro, non può non essere rimarcata la specifica riflessione che il saggio di Obama compie sulla necessità di prevenire il rischio di errori giudiziari, con particolare riferimento all’uso distorto delle evidenze scientifiche. Come noto, alle ordinarie attività della National Commission of Forensic Science, Barack Obama ha voluto affiancare un nuovo ente - il President’s Council of Advisors on Science and Technology - che, nel 2016, ha fornito fondamentali raccomandazioni in punto di certificazione dei laboratori scientifici, impiego del Dna fingerprinting, protocolli da adottare per le singole scientific evidence, ripudio di test probatori “classici” oggi riconducibili al rango di junk science (come nel caso della bite-mark analysis). Ebbene, per il Presidente quanto fatto sino ad ora costituisce solo il punto di partenza verso una maggiore consapevolezza dell’alto numero di wrongful convictions presenti nelle aule di giustizia americane, come dimostrato dal lavoro realizzato negli ultimi decenni dall’Innocence Project, non a caso citato espressamente nel corpo dell’articolo.

 

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