ISSN 2039-1676


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6 dicembre 2016 |

Giuseppe Gennari, Nuove e vecchie scienze forensi alla prova delle corti. Un confronto internazionale e una proposta per il futuro, Maggioli editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2016, pp. 157

Presentazione del libro

1. Con il suo lavoro monografico – quinto volume della Collana "Scienze penalistiche e criminologia", pubblicato per Maggioli Editore – Giuseppe Gennari affronta il complesso tema della relazione tra scienza e diritto, con particolare riferimento all’utilizzo e alla valutazione delle c.d. “prove scientifiche” nelle aule giudiziarie.

 

2. Come noto, la prova scientifica è dotata di un potere e di un grado di persuasione che non sono riconosciuti a nessun altro mezzo di prova, ma non per questo essa non nasconde pericolose insidie. Il trasferimento del dato scientifico nel contesto giudiziario è infatti scevro da trappole soltanto se il giurista – sia esso un giudice, un pubblico ministero, un avvocato – possiede i corretti strumenti per comprendere il significato del risultato che tale dato intende comunicare.

D’altro canto il sapere giuridico, pur avendo bisogno della scienza, rivendica l’autonomia delle proprie categorie concettuali. E non potrebbe essere altrimenti, a meno che non si voglia incorrere in clamorosi errori logici, come il confondere il grado di probabilità enunciata dalla scienza con il grado di probabilità di colpevolezza dell’imputato.

 

3. Il valore aggiunto dello Studio che qui si commenta non è solo rappresentato dal rigore scientifico con cui le tematiche in rassegna vengono trattate. Quello che risulta particolarmente degno di nota, a parere di chi scrive, è la costante attenzione a ciò che accade nella prassi quotidiana delle aule di giustizia, con lo sguardo sempre rivolto alle esperienze straniere.

È infatti indubbio che la fruizione della prova scientifica nei tribunali italiani sia ancora un terreno poco maturo ed esplorato, ma questo non preclude la possibilità di trarre spunti e insegnamenti dalle più evolute esperienze internazionali, soprattutto in considerazione della universalità del sapere e del linguaggio scientifico.

Altra pregevole prerogativa del Volume è la particolare prospettiva dalla quale l’Autore affronta il complesso tema delle interazioni tra scienze forensi e diritto, vale a dire quella di chi, per quindici anni, ha fatto il magistrato con funzioni penali. Ne emerge una lucida e disincantata analisi dello status artis e delle problematiche ad esso sottese, con un’attenta rassegna di casi italiani rilevanti che consentono al lettore di “toccare con mano” quello che accade in un’aula di giustizia quando gli operatori del diritto devono interfacciarsi con la scienza forense.

 

4. Il Volume affronta, in particolare, alcuni fenomeni che hanno recentemente interessato la disciplina delle scienze forensi.

Anzitutto la messa in discussione, perlomeno negli Stati Uniti e nel Regno Unito, della scientificità di alcune prove considerate ormai “comuni”, oggetto di consolidata esperienza nell’uso giudiziario.

Ampio spazio è in tal senso dedicato ai rischi sottesi all’utilizzo nelle aule di giustizia delle impronte digitali (fingerprint), tradizionalmente ritenute affidabili; ma analoghe criticità si riscontrano anche con riferimento all’analisi del capello, a quelle antropometriche, alla balistica, e alla bite-mark analysis. Ebbene, è proprio dietro tali comuni, consolidate prove – spesso accettate acriticamente da giudici e pubblici ministeri in quanto ritenute scientificamente affidabili – che si nascondono i problemi e i rischi maggiori, così come dimostrato peraltro da alcuni clamorosi casi di errore connessi proprio all’acquisizione, assunzione e valutazione, da parte degli organi giudicanti, delle predette prove in assenza di qualsivoglia controllo circa la loro effettiva validità scientifica.

 

5. Lo Studio del dott. Gennari approfondisce poi il tema dell’importanza che il Dna fingerprint ricopre nelle aule giudiziarie, con particolare riferimento alle nuove sfide tecniche connesse alle tracce deteriorate, miste o quantitativamente scarse, ossia a tutti quei casi in cui un campione biologico esiste, ma non presenta caratteristiche analitiche ottimali tali da non lasciare pressoché margini per dubbi interpretativi o contese scientifiche. Specifica attenzione viene in tal senso dedicata al low copy number Dna, di recente posto al centro delle cronache giudiziarie italiane grazie al noto caso dell’omicidio di Meredith Kercher e all’uso della statistica forense.

 

6. Infine, il Volume affronta il tema dell’utilizzo delle neuroscienze in ambito forense, ponendo il focus attentivo sui rischi connessi alla c.d. science fascination, vale a dire all’eventualità che giuristi poco avvezzi ai fondamenti della metodologia scientifica finiscano per anticipare la scienza, introducendo nella decisione giudiziaria tecniche sperimentali, magari particolarmente affascinanti, ma ancora prive di un consolidato accreditamento da parte della comunità scientifica.

 

7. L’ultimo capitolo dell’Opera è dedicato ad alcuni spunti e proposte operative che potrebbero implementare la qualità dell’interazione tra prova scientifica e giuristi nei tribunali italiani. Interazione che deve passare attraverso una serie di “contromisure” indispensabili – formazione del giudice, linee guida e codice di condotta  per l’esperto, modalità di presentazione e discussione della prova.. – affinché coloro che si trovino a dover ammettere, assumere e, infine, valutare una prova scientifica (o presunta tale) lo possano fare con consapevolezza critica.

 

Clicca qui per accedere alla scheda del volume, pubblicato nella Collana “Scienze penalistiche e Criminologia”, diretta da Raffaele Bianchetti, Giuseppe Gennari, Luca Lupària e Francesco Viganò.

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