ISSN 2039-1676


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24 ottobre 2016 |

Riflessioni sul caso Taricco

Dalla “virtuosa indignazione” al rilancio del diritto penale europeo

Il presente contributo costituisce il testo del contributo destinato al volume degli atti del Convegno, organizzato dai proff. A. Bernardi e R. Bin, sul tema "I controlimiti. Primato delle norme europee e difesa dei principi costituzionali" svoltosi a Ferrara il 7 e l'8 aprile 2016, in corso di pubblicazione presso l’editore Jovene (2016). Ringraziamo gli organizzatori del convegno per averne consentito la pubblicazione sulla nostra Rivista.

Per vedere la registrazione video integrale del convegno, clicca qui.

Per leggere la relazione di F. Viganò al medesimo convegno, clicca qui.

Per leggere la relazione di V. Manes al medesimo convegno, clicca qui.

Per leggere la relazione di M. Delmas-Marty al medesimo convegno, clicca qui.

Per leggere la relazione di R. Bin al medesimo convegno, clicca qui.

 

Abstract. Il contributo, dissociandosi dall’estesa critica alla sentenza, muove da una presa d’atto dell’inaccettabile prassi dell’estinzione per prescrizione di (numerosi) processi penali per gravi frodi tributarie ed associazioni a delinquere finalizzate ad organizzarle e commetterle, anche per lunghi periodi di tempo, evidenziando come essa integri una palese violazione degli obblighi di tutela penale degli interessi finanziari europei, che da decenni vincolano incontestabilmente lo Stato italiano al “risultato” di un’effettiva applicazione di sanzioni penali proporzionate e dissuasive. L’oggetto specifico della “disapplicazione” cui è conseguentemente tenuto il giudice italiano, in forza dell’altro incontestabile principio di “primazia” del diritto europeo, è circoscritto agli effetti dell’interruzione del termine di prescrizione, o meglio del brevissimo limite massimo di suo “prolungamento”, anche dopo sentenze di condanna, introdotto dalla controversa legge ex Cirielli del 2005. Disciplina già derogata per un ampio novero di reati nonché con riferimento a condizioni soggettive del reo. Per cui non pare fondato invocare “controlimiti” di rango costituzionale, non venendo toccato il “nucleo essenziale” delle garanzie assicurate dal principio di legalità in materia penale. La relativa estensione non è infatti determinabile a contrario per gli effetti in malam partem discendenti dalla pronuncia, ma solo dalla ratio di garantire al cittadino “libere scelte d’azione” al momento del fatto, allorché deve poter confidare su incriminazioni conoscibili e sanzioni prevedibili, cui resta estranea la contingente efficacia degli atti interruttivi, dipendente comunque dalle accidentalità del successivo processo. Lungi dall’essere “eversiva” la sentenza della Corte, che demanda al giudice nazionale una comune applicazione del diritto interno in conformità al diritto europeo, rappresenta un forte rilancio del diritto penale europeo.

SOMMARIO: 1. Premessa: esigenza di riflessioni giuridiche pacate e non di “virtuose indignazioni”. – 2. I fatti e le prassi nazionali da cui nasce la pronuncia della Corte europea. – 3. Obbligo di “effettiva” tutela penale degli interessi finanziari europei versus disciplina italiana della prescrizione. – 4. Le disposizioni da disapplicare in materia di interruzione dei termini di prescrizione del reato. – 5. Sugli asseriti “controlimiti”. – 6. Gli effetti pratici e “prevedibili” della disapplicazione. – 7. Osservazioni conclusive.