ISSN 2039-1676


ISSN 2039-1676


14 ottobre 2016 |

Guglielmo Gulotta (a cura di), Fatti e fattoidi negli abusi sessuali collettivi sui minori, Giuffrè Editore, Milano, 2016

Segnalazione bibliografica

Questo volume collettaneo curato da Guglielmo Gulotta affronta un tema molto controverso e intellettualmente molto stimolante. Per circa 10 anni, in Italia come altrove, c’è stato un fiorire di processi su abusi sessuali che si sarebbero consumati nelle scuole. Come evidenziato nel volume, la maggior parte di tali processi si è conclusa con l’assoluzione degli imputati; eppure le ansie dei genitori sono state molte e i bambini hanno mostrato alcuni segni di disagio psichico e comportamentale. Molte perizie avevano lasciato intendere che le accuse fossero credibili, anche se non era certo compito degli psicologi accertare i fatti ma la sola capacità testimoniale dei minori.

In molti altri casi, però, si è potuto accertare anche sotto il profilo peritale che le dichiarazioni dei bambini erano state stimolate involontariamente dai genitori che, allarmati a causa del fenomeno della pedofilia di cui molto si parla, ponevano domande in grado di inquinare il ricordo dei bambini. Psicologi più avveduti avevano vagliato come fossero nate le prime dichiarazioni riscontrando che in alcuni casi l’ansia dei genitori aveva condizionato il ricordo dei figli e più spesso le loro dichiarazioni.

E’ così che si genera un “fattoide”, come era quello delle streghe e degli untori, si tratta cioè di problemi sociali cui non corrisponde un reale fenomeno. L’uniformità delle dichiarazioni dei bambini e dei genitori derivava in questi casi da una forma di contagio psichico che la Cassazione definirà “contagio dichiarativo”. Un fenomeno questo che la psicologia sociale ha messo in evidenza e che tutti possiamo riscontrare ogni giorno.

Eppure spesso questi bambini appaiono sofferenti: allora è davvero possibile che non sia successo niente?

Il meccanismo psicologico richiamato è quello del “nocebo”, speculare al più noto placebo. Così, come in quest’ultimo caso ritenere che un farmaco inerte sia un antidolorifico e con la sua ingestione si curi il mal di testa, per l’effetto nocebo se un organismo viene trattato come se fosse malato finisce per comportarsi come tale. Ciò per un meccanismo individuato dalla Scuola Sociologica dell’”Interazionismo Simbolico” secondo il quale per un essere umano se un fatto è reale esso lo è comunque nelle sue conseguenze. Per questo posso essere indemoniato solo se credo nel diavolo.

Gli autori che si alternano nei sette capitoli di questo volume attingono alla loro esperienza di ricerca e processuale e, citando casi cui hanno partecipato e segnalando gli errori cognitivi più comuni, ci danno importanti strumenti per approcciarsi in maniera più corretta alla raccolta della testimonianza e agli accertamenti psicologici sui minori. .

Restando nella metafora del contagio ora l’”epidemia va spegnendosi”, come fu per la spagnola in Italia che fece migliaia di morti per poi svanire. Gulotta cita un’icastica frase di Voltaire “le streghe hanno smesso di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle”.