ISSN 2039-1676


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15 maggio 2016 |

Cessione di selfie pedopornografici: la Cassazione esclude la configurabilità  del reato di cui all'art. 600 ter, comma 4, c.p.

Nota a Cass. Pen., Sez. III, 18 febbraio 2016 (dep. 21 marzo 2016), n. 11675, Pres. Amoresano, Rel. Mengoni

1. Il caso, definito dalla sentenza che si annota, è molto semplice.

Una minorenne si autoscatta, di propria iniziativa, delle foto pornografiche e, volontariamente, le cede ad altri; questi ultimi, a loro volta, inviano le foto ad altri soggetti.

Tutti coloro che avevano ceduto a terzi le suddette foto vengono sottoposti a procedimento penale per rispondere del reato di cui all'art. 600 ter c.p., comma 4.

Il Tribunale per i minorenni di L'Aquila, però, dichiara non doversi procedere nei confronti degli imputati per l'insussistenza del fatto, ritenendo non applicabile alla fattispecie l'art. 600 ter c.p., comma 4.

 

2. Secondo il Tribunale, infatti, tale articolo sanziona la cessione di materiale pedopornografico "a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato", mentre, nella specie, risultava che le foto incriminate, raffiguranti la minorenne, erano state scattate direttamente da quest'ultima, senza l'intervento di alcuno, e, poi, dalla minore cedute ad altri.

In altre parole, secondo il Tribunale, l'applicazione dell'art. 600 ter c.p., comma 4, andava esclusa, non potendo affermarsi che, nel caso in esame, la minore fosse stata "utilizzata da terzi soggetti; dal che, l'impossibilità di inserire la fattispecie concreta nell'ipotesi di reato ascritta, pena una palese analogia in malam partem".

 

3. Avverso la decisione del Tribunale, propone ricorso per cassazione il Pubblico Ministero, lamentando l'erronea applicazione della legge penale.

In sostanza, secondo la Pubblica Accusa, l'art. 600 ter c.p., comma 4, si applica quando l'oggetto della cessione è "sic et simpliciter" materiale pornografico riproducente minori, "senza richiedere che lo stesso sia stato realizzato da terzi soggetti utilizzando i minori medesimi".

La Corte di Cassazione, però, non condivide le argomentazioni del ricorrente e rigetta il ricorso, ritenendolo destituito di fondamento.

 

4. La Corte, dopo avere inizialmente ripercorso l'evoluzione normativa dell'art. 600 ter c.p., premette che "il fondamento dell'intera previsione debba esser rinvenuto nel primo comma, invero decisivo per l'interpretazione anche dei successivi".

Del resto, se è vero che il comma 2 dell'articolo in questione punisce chi commercia materiale pedopornografico, il comma 3 chi lo distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza e il comma 4 chi lo offre o cede ad altri, ciò presuppone, inevitabilmente, che vi sia un soggetto, che, a monte, abbia prodotto il materiale medesimo, utilizzando minori di anni diciotto.

Ciò premesso, la Corte, dopo avere richiamato un importante arresto delle Sezioni Unite[1], secondo cui l'art. 600 ter c.p. si prefigge come scopo quello di salvaguardare i minori da gravi e deplorevoli forme di abuso sessuale, in modo da evitare che possano venire sfruttati e/o utilizzati "come mezzo, anziché rispettarli come fine e come valore in sé", giunge ad affermare che l'autore della condotta incriminata con l'art. 600 ter c.p., comma 1, debba essere un "soggetto altro e diverso rispetto al minore da lui ... utilizzato".

 

5. Con particolare riguardo alla produzione di materiale pedopornografico, la Corte è chiara quando scrive che "alterità e diversità ... non potranno ravvisarsi qualora il materiale medesimo sia realizzato dallo stesso minore - in modo autonomo, consapevole, non indotto o costretto -, ostando a ciò la lettera e la ratio della disposizione come richiamata, sì che la fattispecie di cui all'art. 600 ter, comma 1, in esame non potrà essere configurata per difetto di un elemento costitutivo".

In altri termini, secondo la Corte, il produttore del materiale pedopornografico deve essere persona diversa dal minore raffigurato, mentre se è il minore a realizzare il materiale pornografico, dopo essersi a ciò liberamente autodeterminato, il reato deve escludersi.

 

6. La Corte, a questo proposito, sottolinea che il capoverso n 1) del primo comma dell'art. 600 ter si apre, non a caso, con le parole "utilizzando minori di anni diciotto".

L'uso di tale sintagma, che implica di per sé l'utilizzo strumentale ad opera di terzi di minorenni, appare decisivo, descrivendo la modalità esecutiva della condotta tenuta da chi realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico.

 

7. Alterità e diversità costituiscono, dunque, le due parole chiave per interpretare correttamente il comma 1 dell'art. 600 ter c.p. e, conseguentemente, anche i commi successivi 2, 3 e 4.

Quest'ultimo comma, in particolare, secondo il pensiero della Corte, tenuto conto di quanto già espresso in merito al comma 1, punisce la cessione di materiale pedopornografico sempre, però, che tale materiale "sia stato realizzato da terzi, utilizzando minori, senza che dunque le due figure possano in alcun modo coincidere".

Del resto, il comma 4 dell'art. 600 ter c.p. fa riferimento, in modo espresso, al "materiale pornografico di cui al primo comma"; conseguentemente tale materiale non può che riferirsi soltanto a quello che sia stato realizzato da terzi, che, utilizzando minori di anni diciotto, producono materiale pornografico.

Sicché non basta che il materiale pornografico raffiguri un minore, essendo anche necessario che tale materiale sia prodotto da un soggetto terzo, che impiega per i propri turpi scopi minorenni.

 

8. Insomma l'interpretazione che la Corte offre dell'art. 600 ter comma 1 si riverbera sui commi successivi, avendo questi ultimi a che fare con quel medesimo materiale pedopornografico di cui al primo comma, che viene realizzato appunto attraverso l'impiego strumentale del minore da parte di altri soggetti.

A ciò si aggiunga che alle medesime conclusioni, secondo la Corte, si perviene anche sulla base dell'art. 602 ter c.p., che regola le circostanze aggravanti relative ai delitti contro la personalità individuale.

Alcune di queste aggravanti riguardano le modalità esecutive del reato a danno della persona offesa, quando il fatto, ad esempio, viene commesso con violenza o minaccia, somministrando sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti, altre invece riguardano le qualità della vittima, che può essere minore di sedici anni, in stato di infermità o minorazione psicofisica.

Ebbene, secondo la Corte, queste circostanze, che l'art. 602 ter c.p. impone si applichino anche all'art. 600 ter c.p., non già con riferimento al solo comma primo, ma nella sua integralità, "ribadiscono e presuppongono la necessaria alterità tra autore del reato e persona offesa".

 

9. In conclusione, secondo la Corte, sulla base di un'interpretazione che deve riguardare, allo stesso modo, i primi tre commi dell'art. 600 ter c.p., il comma 4 "presuppone che anche la condotta di cessione del materiale pornografico, pur se a titolo gratuito, abbia quale necessario presupposto l'utilizzazione del minore da parte di un terzo al fine di produrre il materiale medesimo".

Una diversa opinione, oltre che in contrasto con una lettura conforme alla ratio e al testo della norma in esame, porterebbe ad un'interpretazione analogica in malam partem, non consentita nel nostro ordinamento.

Sulla base di quanto sopra esposto, dunque, la sentenza appare pienamente condivisibile in quanto si attiene rigorosamente al testo dell'art. 600 ter c.p., analizzato nel suo complesso.

Per quanto tale operazione ermeneutica possa lasciare priva di tutela proprio l'ipotesi oggetto della fattispecie in esame, il testo di legge non può essere forzato per andare alla ricerca di soluzioni interpretative che stanno al di fuori del perimetro applicativo della norma.

 


[1]   Si tratta della sentenza n. 13 del 31/5/2000.