ISSN 2039-1676

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8 maggio 2016 |

De dignitate non disputandum est? La decisione della Consulta sui divieti di sperimentazione sugli embrioni e di revoca del consenso alla P.M.A.

Corte Costituzionale, sent. 13 aprile 2016, n. 84, Pres. Grossi, Rel. Morelli

 

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Abstract. Dopo una serie di importanti pronunce con cui la Corte costituzionale ha proceduto a un sostanziale restyling giurisprudenziale della legge n. 40/2004, la sentenza n. 84 del 13 aprile 2016 rappresenta la prima importante battuta d'arresto dei Giudici costituzionali in materia, poiché con essa è stata dichiarata l'inammissibilità delle questioni di legittimità sollevate rispetto all'art. 6, comma 3 (divieto di revoca del consenso dei ricorrenti alla PMA, una volta avvenuta la formazione dell'embrione), e all'art. 13 (divieto di sperimentazione sugli embrioni umani). Soprattutto il salvataggio di quest'ultima disposizione, attraverso cui il legislatore ha tutelato in modo assoluto gli embrioni - anche quelli affetti da patologie e, quindi, non più utilizzabili per i trattamenti - senza contemperare in alcun modo le esigenze della ricerca scientifica, è al centro dell'analisi condotta in questo contributo. Lo scopo ultimo è fare luce sul concetto di "dignità dell'embrione", bene giuridico tutelato dal delitto di sperimentazione e al contempo pericoloso tabù in grado di paralizzare il doveroso sindacato di ragionevolezza riservato alla Corte.


SOMMARIO: 1. Le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Firenze. - 2. La declaratoria di inammissibilità della questione relativa all'art. 6, comma 3. - 3. La declaratoria di inammissibilità della questione relativa all'art. 13. - 3.1. Brevi riflessioni circa l'utilizzo dell'espediente argomentativo della dignità dell'embrione. - 3.1.1. Dignità individuale vs. dignità collettiva. - 3.1.2. La dignità della vita dell'embrione. - 3.1.3. La "tirannia della dignità". - 3.2. L'argomento basato sul principio di separazione dei poteri. - 4. Conclusioni.