ISSN 2039-1676

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4 marzo 2011 |

Il Procuratore della Corte Penale Internazionale annuncia l'apertura formale delle indagini in Libia

Pubblichiamo il video della conferenza stampa tenuta dal Procuratore della Corte il 3 marzo 2011

 
A distanza di soli 5 giorni dalla adozione da parte del consiglio di Sicurezza dell’ONU della Risoluzione n. 1970 (già pubblicata con commento in questa Rivista), il Procuratore della Corte Penale Internazionale – Luis Moreno Ocampo - ha annunciato l’apertura formale di una indagine sui presunti crimini commessi in Libia a partire dal 15 febbraio 2011.
 
Come prevedibile, il Procuratore si sta concentrando su alcuni episodi relativi alla violenta repressione delle manifestazioni contro il regime svoltesi nei giorni scorsi a Bengasi e in altre città e paesi libici. L’ipotesi è che tali violenze, ad opera delle forze di sicurezza di Gheddafi, costituiscano crimini contro l’umanità. Ciò presuppone che le violenze siano state commesse nell’ambito di un attacco esteso o sistematico contro la popolazione civile.
 
Il Procuratore ha chiarito che nelle prossime settimane il suo ufficio provvederà a portare avanti le indagini nei confronti dei “maggiori responsabili” per i “più gravi crimini” commessi in tale contesto, e che chiederà se del caso l’emissione di mandati di arresto. Tali mandati dovranno essere eventualmente emessi dai giudici della camera preliminare, cui lo Statuto della Corte assegna il controllo giurisdizionale sull’operato del Procuratore in tale fase, inclusa appunto l’emissione di mandati di arresto o ordini di comparizione.
 
Quel che stupisce è la rapidità con cui il Procuratore ha elencato i presunti responsabili delle violenze in corso, oggetto delle indagini. Oltre al colonnello Mu’ammar Gheddafi ed ai suoi figli, il Procuratore ha voluto allertare anche i seguenti soggetti: il ministro degli esteri, il capo del consiglio di sicurezza del regime, il capo della sicurezza personale del raìs, il capo della sicurezza esterna della Libia e vari membri dell’apparato di sicurezza del raìs dotati di autorità formale o de facto sulle forze armate libiche che, come annunciato nel corso della conferenza stampa, saranno ritenuti responsabili per i crimini commessi dai soldati e dalle forze sotto la loro autorità e controllo che abbiano omesso di prevenire.
 
È qui interessante il richiamo implicito alla c.d. command responsibility, una forma di responsabilità nota in diritto penale internazionale, sulla base della quale i soggetti di vertice, in posizione di comando e controllo (militare o gerarchico) sugli autori materiali dei crimini, possono essere ritenuti responsabili di tali crimini non solo per loro comportamenti attivi (ad esempio avere ordinato o pianificato o incitato i crimini), ma anche in caso di omessa adozione delle misure necessarie per prevenire la commissione degli stessi.
 
Il Procuratore ha inoltre voluto chiarire che le indagini saranno svolte in modo imparziale e a 360 gradi e che quindi anche eventuali crimini commessi da parte dei gruppi di opposizione saranno oggetto di attenzione degli investigatori dell’Aia.
 
Senza dubbio la rapidità con cui la macchina della giustizia internazionale si sta muovendo in questo caso è senza precedenti. Per la prima volta infatti le indagini vengono aperte su presunti crimini in corso, a poche ore di distanza dallo scoppiare delle violenze. Se la giustizia penale riuscirà ad avere l’effetto di un contingente di caschi blu nel porre una fine alle violenze si sarà segnato un punto di svolta a livello internazionale in materia di interventi per il mantenimento della pace. La Corte, tuttavia, non dispone di un contingente di polizia proprio e dipende dalla collaborazione degli Stati per l’esecuzione degli ordini (in primis per l’esecuzione dei mandati di arresto) da essa spiccati.
 
Resta da vedere quindi come, o meglio grazie a quali forze, un eventuale mandato di arresto spiccato nei confronti del leader libico e del suo entourage potrebbe essere eseguito.