ISSN 2039-1676

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23 novembre 2015 |

Confisca dei beni culturali e prescrizione: contro o oltre Varvara?

Nota a Cassazione penale, sez. III, n. 42458, 10 giugno 2015 (22 ottobre 2015), Pres. Fiale, Est. Di Nicola, ric. Almagià

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Abstract. Con la sentenza in commento la terza sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla confisca di beni culturali prevista dall'art. 174 co. 3 del d. lgs. 42/2004, ammettendo la sua applicazione anche in caso di proscioglimento per prescrizione del reato. La sua natura giuridica esclusivamente recuperatoria - al contrario di quanto sostenuto impropriamente da una sentenza coeva della stessa Suprema Corte - sottrae in radice la confisca in esame dall'ambito di applicazione dell'art. 7 CEDU e dal derivante principio enunciato dalla sentenza Varvara, in forza del quale non può essere disposta una confisca 'penale' in assenza di un pieno accertamento della colpevolezza del reo. Inoltre, tale peculiare finalità riparatoria pone interessanti spunti di riflessione in relazione alla posizione del terzo estraneo, inducendo a prospettare, anziché una natura amministrativa come sostenuto dalla Corte di Cassazione, una natura eminentemente civilistica della misura in esame.

SOMMARIO: 1. Il caso all'attenzione della Corte di Cassazione: la confisca ex art. 174 co. 3 del d. lgs. 42 del 2004. - 2. Il riferimento al caso Varvara: se il giudice interno è più "realista del re". - 3. Ancora una prova della natura "camaleontica" della confisca: la sottrazione della confisca ex art. 174 co. 3 d. lgs. 42 del 2004 dalla materia penale ex art. 7 CEDU. - 4. La qualificazione come sanzione recuperatoria e la tutela del terzo estraneo. - 5. La confisca ex art. 174 co. 3 come sanzione civilistica?