ISSN 2039-1676


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6 novembre 2015 |

Il processo all'ente nella prospettiva italo-fancese (TESI DI LAUREA)

Università: Università  degli Studi di Milano

Prof. Relatore: Piermaria Corso

Prof. Correlatore: Manfredi Bontempelli

 

La tesi qui pubblicata svolge una comparazione tra l'ordinamento italiano, che nel 2001 ha introdotto la disciplina della responsabilità "amministrativa" degli enti, e l'ordinamento francese che, sin dall'entrata in vigore del nuovo codice penale del 1994, ha riconosciuto la possibilità di attribuire alla personne morale una vera e propria responsabilità penale.

La prima parte dell'elaborato è dedicata alla ricostruzione storica dei passaggi che hanno condotto all'inserimento nei due ordinamenti della responsabilità delle persone giuridiche e, quindi, all'individuazione delle esigenze di fondo che mossero i rispettivi legislatori. Mentre in Francia, nel corso dei lavori preparatori che condussero all'emanazione del codice penale, emersero soprattutto ragioni di politica criminale interna, in Italia si avvertì, piuttosto, il bisogno di colmare una lacuna normativa che risultava sempre più evidente rispetto al circostante contesto europeo. Al termine di questa prima fase viene inoltre descritto il quadro normativo di riferimento nei due Paesi.

La seconda parte della tesi costituisce il fulcro della comparazione poiché è sviluppata in modo tale da porre direttamente a confronto gli aspetti più rilevanti che caratterizzano la disciplina della responsabilità degli enti. La prima differenza che emerge consiste nel fatto che, mentre il legislatore delegato italiano ha provveduto alla creazione di un sistema di norme ad hoc che si propone di disciplinare ogni aspetto relativo alla responsabilità degli enti dal punto di vista sia sostanziale sia processuale, il legislatore d'oltralpe ha inteso fondare il meccanismo di imputazione della responsabilità all'ente su una norma del codice penale in base alla quale "le persone giuridiche, ad eccezione della Stato, sono penalmente responsabili [...] dei reati commessi, per loro conto, da propri organi o rappresentanti" (art. 121-2 c.p.). Tale norma presenta un meccanismo tanto semplice e flessibile, quanto esposto alla discrezionalità delle scelte del giudice. Dalla trattazione emerge come, da una parte, questa caratteristica renda il sistema particolarmente versatile, dall'altra, al contrario, ne costituisca anche il principale limite e la fonte delle maggiori incertezze interpretative poiché sconta la necessità di un continuo ricorso all'esegesi dei giudici in rapporto ai casi di volta in volta affrontati (il che non ha sempre portato a soluzioni omogenee tra loro). Il confronto ha ad oggetto, in particolare: i soggetti destinatari della normativa (Sezione I); i reati dai quali viene fatta discendere la responsabilità delle personnes morales (Sezione II); i criteri di imputazione oggettivi e soggettivi (Sezione III); la responsabilità c.d. par ricochet (Sezione IV); l'eventuale sopravvenienza di vicende modificative dell'ente (Sezione V); la partecipazione dell'ente al processo tramite il suo rappresentante legale ed infine, qualche accenno alla problematica relativa all'ammissibilità della costituzione di parte civile nei processi contro le imprese (Sezione VI).

La terza parte dell'elaborato si occupa di ricostruire gli orientamenti dottrinali e soprattutto giurisprudenziali che in Italia alimentano il dibattito circa la natura amministrativa o penale dell'ente. Mentre in Francia la questione non è mai stata messa in dubbio, la diatriba italiana viene ripercorsa dall'Autrice con riferimento alle più recenti sentenze della Cassazione che, direttamente o indirettamente, hanno affrontato il tema. 

A conclusione della comparazione, l'Autrice giunge ad una valutazione critica delle diverse scelte operate nei due Paesi, evidenziandone i punti di forza, gli aspetti negativi e quelli più controversi.