ISSN 2039-1676


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20 aprile 2015 |

Le Sezioni Unite e il profitto confiscabile: forzature semantiche e distorsioni ermeneutiche

Ancora a proposito di Cass., sez. un. pen., 30 gennaio 2014 (dep. 5 marzo 2014), n. 10561, Pres. Santacroce, Rel. Davigo, Imp. Gubert

Il contributo è pubblicato nel n. 4/2015 della nostra Rivista trimestrale. Clicca qui per accedervi.

 

Per scaricare il testo della sentenza delle Sezioni Unite, 30 gennaio 2014, Imp. Gubert, oggetto del commento, a suo tempo pubblicata sulla nostra Rivista con una scheda di T.Trinchera, clicca qui. Sul contrasto giurisprudenziale risolto dall'intervento delle Sezioni Unite - contrasto del quale la nostra Rivista ha dato ampio conto in passato - si vedano anche tutti i documenti correlati elencati nella colonna di destra di questa pagina.

 

Abstract. La Suprema Corte, nella sua più autorevole composizione, compie un significativo revirement in tema di confiscabilità del profitto ritratto da illeciti penal-tributari, non soltanto collocandosi in una prospettiva del tutto eccentrica rispetto ai consolidati orientamenti della giurisprudenza di legittimità, ma pervenendo altresì a conclusioni poco persuasive sotto il profilo semantico e logico, oltre che di difficoltosa collocazione dommatica. Sebbene la soluzione del caso giudicato possa risultare condivisibile, la pronuncia desta preoccupazione per le sue potenziali ricadute sistemiche.

 

SOMMARIO: 0. Le problematiche affrontate dalla sentenza. - 1. La controversa individuazione dell'oggetto della confisca. - 1.1. Lo "stato dell'arte" giurisprudenziale. - 1.2. La posizione delle Sezioni Unite. - 1.3. I limiti lessicali ed ermeneutici della tesi prospettata nella sentenza in re Gubert. - 2. Confisca "diretta" e "per equivalente" nell'impostazione delle Sezioni Unite. - 2.1. Le aporie di natura logico-formale. - 2.2. I limiti di carattere sistematico. - 3. La portata non universale delle regole dettate dal d.lgs n. 231/2001. - 4. Profili penal-tributari. - 5. Considerazioni conclusive.