ISSN 2039-1676


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25 marzo 2015

Two Supreme Court Justices Say Criminal-Justice System Isn't Working

Articolo pubblicato sul Wall Street Journal il 24.3.2015

Segnaliamo ai nostri lettori, per l'evidente interesse in rapporto al dibattito in corso nel nostro Paese sul sistema sanzionatorio e penitenziario, un articolo pubblicato ieri sul Wall Street Journal. Nell'articolo il giornalista Jess Bravin riferisce i contenuti di un'audizione pubblica di due giudici della Corte Suprema degli U.S.A., Anthony Kennedy e Stephen Breyer, svoltasi il 23 marzo 2015 davanti alla U.S. House of Rapresentatives Committee on Appropriations (per giustificare la richiesta al Governo, da parte della Corte Suprema, del budget finanziario relativo all'anno 2016).   

Nel corso dell'audizione i due giudici hanno criticato il sistema della giustizia penale degli U.S.A.: è "troppo duro, incarcera troppe persone e per troppo tempo"; non solo, è altresì disfunzionale in rapporto alle esigenze di salvaguardia della pubblica sicurezza.

Secondo il Giudice A. Kennedy, in particolare, "l'idea dell'incarcerazione totale non funziona" ("This idea of total incarceration just isn't working" e sarebbe meglio puntare su misure alternative alla detenzione (probation) o su altri programmi di 'liberazione controllata'. Non solo per le implicazioni umane connesse alla pena, ma perchè il tasso di recidiva scende in relazione a chi accede a forme di 'liberazione controllata' "We have a very low recidivism rate for those who are on release" (un dato, questo, che trova conferma anche nel nostro Paese, come mette a nudo un'indagine empirica realizzata sulla base dei dati del carcere di Bollate, presentata lunedi scorso presso l'Università Statale di Milano, e di cui si darà prossimamente conto anche sulle pagine di questa Rivista).

Nell'articolo, alla cui lettura rinviamo, si riferisce altresì, tra l'altro, come i giudici abbiano espresso preoccupazioni in ordine:

- alla crescita del tasso di sovraffollamento carcerario, con conseguente violazione del divieto di "cruel and unusual punishments", contenuto nell'Ottavo Emendamento;

- ai costi economici legati al tasso di detenzione, notoriamente elevato negli U.S.A. (il Giudice Kennedy afferma che in California vi sono 187.000 detenuti, per un costo di più di 30.000 Dollari ciascuno, contro i 3.500 Dollari all'anno spesi per gli scolari in quello stesso Stato);

- alla detenzione in condizione di isolamento ("Solitary confinement literally drives men mad", afferma il Giudice Kennedy, citando i paesi europei, sul punto, come un modello da seguire in relazione ai sistemi che prevedono l'isolamento in gruppi di tre o quattro persone, con risultati apparentemente migliori)

Il Giudice S. Breyer, infine, si è in particolare espresso criticamente in rapporto alla previsione, nel sistema statunitense, di limiti di pena minimi, per alcuni reati, al di sotto dei quali il giudice non può scendere nell'esercizio del proprio potere discrezionale (c.d.  mandatory minimum sentences). Si tratta, secondo il Giudice Breyer, di una "terrible idea." 

(Gian Luigi Gatta)*

* Ringrazio, per la segnalazione della notizia, Katherine Piccolo, studentessa statunitense della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano, che in questi giorni sta frequentando il mio corso di diritto penale.

Per leggere l'articolo del Wall Street Journal clicca qui.