ISSN 2039-1676

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16 marzo 2015 |

Ricordando Guido Galli

Intervento alla "Prima Giornata sulla Giustizia - Per Guido Galli" (Università Statale di Milano, 19.3.2014)

Giovedì prossimo, 19 marzo 2015, ricorre il 35° anniversario della scomparsa di Guido Galli, magistrato e docente di Criminologia assassinato dal gruppo di Prima Linea in un corridoio dell'Università Statale di Milano mentre si accingeva, codice alla mano, ad entrare nell'aula 309 per una lezione. Per onorare la memoria del giudice Galli la nostra Rivista pubblica di seguito il testo scritto dell'intervento svolto il 19 marzo dell'anno scorso dal Dott. Maurizio Romanelli (Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Milano) in occasione della "Prima giornata sulla Giustizia - Per Guido Galli", istituita dall'Università Statale di Milano nel 2014. La Seconda giornata sulla Giustizia si celebrerà, sempre nel ricordo di Guido Galli, giovedì prossimo alle 14.30 proprio nell'aula 309 di via Festa del Perdono. In un dialogo/intervista coordinato da Luigi Ferrarella, giornalista del Corriere della Sera, interverranno Armando Spataro (Procuratore della Repubblica a Torino - che a Milano ha operato a lungo in veste prima di Pubblico Ministero e poi di Procuratore Aggiunto) - e Corrado Stajano, giornalista e scrittore. Per la locandina dell'incontro clicca qui.  


 

Svolgo poche riflessioni perché voglio soltanto fare da ponte rispetto al momento più bello di questa giornata che è il conferimento della tessera onoraria dell'Università Statale alla signora Bianca, moglie di Guido Galli. Come prima cosa,  come magistrato di Milano e come magistrato che ha la responsabilità del pool che si occupa di terrorismo, vorrei ringraziare  l'Università Statale perché questa è una bella iniziativa; non è il primo riconoscimento che la sua Università fa a Guido Galli, e non è neppure la prima occasione di riflessione/ricordo  che viene fatta all'interno dell'Università, ma questa iniziativa mi sembra veramente particolare.

E' il 19 marzo, ricorrenza dell'omicidio,  e c'è stata la  decisione di creare nel nome di Guido Galli una iniziativa che è destinata a durare: questa infatti è la "prima Giornata sulla Giustizia"  ed è dedicata a Guido Galli ("per Guido Galli", come si legge nella locandina di presentazione). La prospettiva non è "solo" quella del ricordo,  e il ricordo è già molto importante; c'è una prospettiva in più:  il passato viene attualizzato, diventa lo strumento per conoscere, per imparare, per rinnovare l'impegno, e tutto questo viene fatto muovendo consapevolmente da una figura, dalla figura di Guido Galli; non è poco ed è profondamente giusto; questo è l'aspetto che più mi è piaciuto e che credo sia piaciuto anche ai suoi familiari.

Vediamo allora poche riflessioni. Non ne posso fare molte di personali; non ho conosciuto Guido Galli né come studente universitario né come magistrato; sono di una generazione molto lontana, sono della generazione della figlia Alessandra e studiavo a Pavia; non ho e non posso avere ricordi diretti. C'è però un piccolo filo che voglio raccontare. Nel 1986 ho svolto il mio periodo di tirocinio alla Procura di Milano affidato ad Armando Spataro, che è stato - come tutti sappiamo - uno dei colleghi ai quali Guido Galli era più legato, legato profondamente, amico vero, e molte volte avevamo parlato del terrorismo, del contrasto al terrorismo,  e dell'insegnamento di Guido Galli; verso la fine del mio periodo di tirocinio è venuta a svolgere il suo uditorato, sempre da Armando,  Alessandra Galli, la figlia grande; siamo stati pochi giorni insieme, forse un paio di settimane, ma sono quelle cose che ti rimangono dentro e mi rimarranno dentro sempre.

Ma questa era solo una piccola notazione personale. Invece un paio di  riflessioni di carattere generale. La prima riflessione, che deve essere fatta sempre, anche a costo di diventare noiosi. Guido Galli è stato ucciso in università,  ed è stato ucciso mentre andava ad insegnare criminologia e ad insegnare il valore della legalità ai suoi studenti ed è stato ucciso con il codice in mano (il codice delle leggi penitenziarie tra l'altro, in un quadro di profonde modifiche garantiste al sistema di esecuzione delle pene, che Guido Galli studiava e sosteneva con forza).

Ebbene Guido Galli ha sempre sostenuto - soprattutto con il suo lavoro ma anche con il suo insegnamento teorico e con il suo esempio quotidiano - che tutte le forme di criminalità, anche quelle più terribili come il terrorismo di quegli anni terribili, si contrastano con le regole; non ci sono altri sistemi.

Ecco allora il collegamento con l'attualità: siamo in un momento in cui ci si trova di fronte a nuovi terrorismi, a nuovi "nemici", a nuove paure,  e c'è quindi una parte del mondo, una parte della cultura nostra e della cultura del mondo occidentale, che invoca scorciatoie,  o comunque le giustifica laddove praticate.

Ebbene va detto con chiarezza che non ci sono scorciatoie, e che i magistrati non le possono praticare  e non le possono tollerare: le regole si devono applicare sempre. Ce lo impone la Costituzione e sono l'unico strumento per un contrasto efficace.

Insieme  al rispetto delle regole,  ci vuole sempre anche il rispetto delle persone, tutte, anche i detenuti, e chiunque ricorda Guido Galli ricorda la sua grande capacità di rispettare tutti, di ascoltare le ragioni degli altri, di ascoltarle davvero, non come regola formale, ma come bisogno sostanziale, senza mai rinunciare al piano dei principi. Ogni volta che le regole vengono violate, ogni volta che le persone non vengono rispettate,  siamo noi tutti ad uscire sconfitti e c'è un effetto negativo di lungo periodo.

Ma c'è un altro aspetto importante e che mi sta a cuore: questi principi Guido Galli li praticava come magistrato, tutti i giorni, con una qualità straordinaria del suo impegno, sia nei processi straordinariamente complessi di terrorismo che ha affrontato,  sia in tutti gli altri processi. Ma c'è di più: Guido Galli non solo praticava questi principi come magistrato: li insegnava in università. Da una parte, rigore, serietà, impegno, attitudine al dialogo, il bisogno di fare qualcosa per gli altri  come magistrato (come ha scritto in quella bellissima lettera al padre in cui spiegava le ragioni della propria scelta); dall'altra, apertura verso l'esterno, dialogo con gli studenti, dialogo con la società, curiosità intellettuale continua; il tutto in uno straordinario quadro di sobrietà e di dignità, di rispetto per il proprio ruolo; sobrietà e dignità sua  e  di tutta la sua famiglia, di tutto il suo contesto di riferimento.

Nella locandina di presentazione dell'incontro di oggi è riportata una frase straordinaria delle poche righe di commento che i familiari fecero al volantino di rivendicazione dell'assassinio"abbiamo letto il vostro volantino:  non l'abbiamo capito"Ebbene subito dopo ci sono altre due righe altrettanto straordinarie e che voglio qui ricordare, per evidenziare quella sobrietà e dignità che ho sopra indicato che deve essere caratteristica certamente dei magistrati, ma direi di tutti:

"capiamo solo che il 19 marzo avete fatto di Guido un eroe e lui non avrebbe mai voluto esserlo, in alcun modo: voleva solo continuare a lavorare nell'anonimato, umilmente ed onestamente come sempre ha fatto"

Lo spirito dei tempi è oggi profondamente diverso, probabilmente anche all'interno della magistratura. Ecco allora l'insegnamento e l'impegno per il futuro: spirito di servizio; capacità di ascolto; tutela dei diritti; apertura verso l'esterno; sobrietà. Questa giornata ci può aiutare a dire che ci sono magistrati, e sempre ci saranno,  che cercheranno di avere questo modello di riferimento, non altri; non ne avranno le capacità, le qualità, ma sicuramente hanno scelto il loro punto di riferimento ideale; e, se possibile, cercheranno di spiegarlo anche nelle aule delle università, agli studenti.