ISSN 2039-1676


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28 gennaio 2015

Coniugare efficienza, qualità  e garanzie. La Relazione del Presidente Canzio all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2015

La Relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della Corte di Appello di Milano (24 gennaio 2015)

1. Segnaliamo ai lettori che sul sito ufficiale della Corte d'appello di Milano è liberamente scaricabile la relazione in epigrafe (clicca qui per accedervi), unitamente al testo dell'intervento orale svolto dal Presidente Canzio alla cerimonia ufficiale di inaugurazione dell'anno giudiziario 2015, svoltasi lo scorso 24 gennaio e della quale è stato dato ampio risalto sui principali quotidiani, nonché alle diapositive utilizzate a supporto della presentazione.

Molti, come sempre, gli spunti di interesse per lo studioso e il pratico del diritto penale, che trascendono di molto la specifica realtà del distretto milanese.

 

2. Proprio dalla realtà milanese muove peraltro la relazione, nel sottolineare anzitutto le performances assai lusinghiere della locale Corte d'appello, in un quadro nazionale invece caratterizzato da criticità in generale accentuate rispetto allo scorso anno, come emerge nitidamente dalla parallela relazione del Primo presidente della Corte di cassazione, sulla quale ci riserviamo di tornare prossimamente.

Confinando qui l'attenzione al solo settore penale, rimarchevole appare, in particolare, il netto aumento delle definizioni (oltre 9.000) rispetto al dato di cinque anni fa (poco più di 4.000): e ciò a fronte di circa 8.000 sopravvenienze annue, con conseguente effetto di significativa diminuzione delle pendenze (ridotte oggi a circa 12.000). Anche i tempi di definizione dei procedimenti sono in netta discesa, e si attestano su durate notevolmente inferiori rispetto ai dati nazionali: 1 anno e 10 mesi circa per i procedimenti contro imputati liberi, e poco più di tre mesi per i procedimenti contro imputati sottoposti a misura custodiale.

Elevato anche il tasso di stabilità delle decisioni: i circa 3.000 ricorsi contro le 9.000 sentenze pronunciate dalla Corte sono accolti dalla Cassazone in una percentuale del 15% circa; il che comporta - combinando i due dati assieme - che il 95% circa delle sentenze della Corte d'appello milanese passa in giudicato.

Altissimo (e addirittura quadruplicato rispetto al quinquennio precedente) è il dato relativo alle dichiarazioni di prescrizione, che si assesta sulla cifra record di 1.436 (e cioè quasi un quarto del totale delle definizioni): ma il dato dipende anche della politica di 'verifiche di magazzino', come testualmente definita dal Presidente Canzio, che consiste in sostanza nello svuotamento degli armadi in cui giacevano dimenticati, a volte da anni, fascicoli relativi a reati da tempo prescritti.

 

3. Meno positivi invece i dati provenienti dai tribunali del distretto. Circoscrivendo anche qui l'attenzione al solo settore penale, le sopravvenienze sono state quest'anno - purtroppo in conformità al dato nazionale, come risulta dalla relazione del Primo presidente Santacroce - più numerose delle definizioni (ad es., a fronte di quasi 33.000 sopravvenienze complessive, i giudici dibattimentali - monocratici e collegiali - sono stati in grado di produrre poco più di 30.000: una cifra assoluta, tra l'altro, in diminuzione rispetto alla performance dello scorso anno).

 

4. L'analisi di questi dati - per la cui completa illustrazione si rimanda comunque alle dense pagine della relazione, nonché al dettagliato e illustrativo "Bilancio di reponsabilità sociale per il triennio 2011-2014" parimenti presentato alla cerimonia inaugurale - conferma l'urgenza di por mano ad almeno alcune incisive riforme del processo penale e dello stesso diritto penale sostanziale, sulle quali del resto già le precedenti relazioni inaugurali dello stesso Presidente Canzio si erano più volte soffermate: in particolare, la riforma della prescrizione, che non ha senso debba continuare a decorrere quanto meno dopo la sentenza di condanna di primo grado; la riforma delle impugnazioni, e in particolare dell'appello, con l'introduzione legislativa dell'ipotesi della manifesta infondatezza; il riconoscimento di una causa di non punibilità (o di improcedibilità) nel caso di tenuità del fatto.

 

5. La relazione si segnala altresì - e di ciò hanno dato del resto ampiamente conto i resoconti giornalisti - per la puntuale analisi del fenomeno criminoso più importante e più preoccupante che ha impegnato nel corso degli ultimi anni la magistratura milanese, requirente e giudicante: la pervasiva penetrazione della 'ndrangheta nel territorio del distretto milanese, che - lungi dall'essere una mera 'piazza' finanziaria nella quale la criminalità del sud investe i propri illeciti quadagni - è ormai da tempo divenuto, come numerosi e recenti processi hanno mostrato, teatro di tutte le più classiche attività dei sodalizi mafiosi, in grado ormai di spiegare ampio influsso sulle istituzioni poitiche e sull'economia locale, e soprattutto di esercitare su ampie fette della popolazione una effettiva forza di intimidazione, con correlativa creazione di una diffusa situazione di assoggettamento e di omertà, che conduce ad es. gli imprenditori locali a non denunciare gli atti di intimidazione e di estorsione di cui sono vittime.

Il quadro tratteggiato dalla relazione (pp. 50-53) restituisce l'immagine di una organizzazione criminosa fortemente strutturata, organizzata attorno a strutture locali saldamente connesse alle strutture madri radicate ancora in Calabria, e operante con una logica avvicinabile a quella del franchising, in cui "l'organismo di vertice calabrese fissa le regole, i riti, le usanze, le gerarchie e ne verifica l'osservanza, riconosce le locali del sodalizio operanti fuori del territorio calabrese, ne dirime le controversie, assume le decisioni di maggior rilievo, restaura l'ordine violato e ha il potere di decretare la punizione o l'eliminazione fisica degli avversari o degli stessi associati che si rivelino troppo intraprendenti".

 

6. Le considerazioni conclusive della relazione sono dedicate al delicato rapporto tra magistratura e opinione pubblica in questa fase storica - tema al quale, come vedremo, anche il Primo Presidente della Cassazione ha dedicato una parte importante della propria relazione.

L'opinione pubblica ha manifestato sconcerto e disorientamento di fronte a talune recenti assoluzioni - ad es. nei processi Berlusconi, Eternit, Cucchi, del terremoto dell'Aquila - che non hanno accolto impostazioni accusatorie alle quali i mezzi di informazione avevano dato il massimo risalto, assai prima che intervenisse la doverosa e fisiologica verifica dibattimentale; con un risultato di frustrazione delle aspettative di giustizia nel frattempo create, e a volte fomentate da inopportune esternazioni degli stessi pubblici ministeri.

Il richiamo autorevole del Presidente Canzio è, a fronte di una simile situazione, quello di restituire centralità del processo penale, come luogo istituzionalmente deputato alla verifica dell'impostazione accusatoria: una verifica che, però, richiede serenità e, soprattutto, tempi adeguati alla delicatezza del compito. Il giusto imperativo di efficienza e di speditezza della giurisdizione - del resto perseguito con determinazione nell'ambito della stessa Corte d'appello milanese, come i dati poc'anzi riassunti dimostrano - deve coniugarsi sempre con un imperativo di qualità della giurisdizione, che è condizione per la 'giustizia' di decisioni che, dopo tutto, incidono sui diritti più fondamentali della persona. E la qualità delle decisioni può essere assicurata solo a condizione che il processo, e l'intera organizzazione giudiziaria, sia (ri)strutturata in modo da assicurare al giudice il tempo necessario per studiare, valutare e decidere sulle questioni che davvero meritano la sua attenzione: togliendo dalla sua scrivania, potremmo aggiungere, tutto ciò che non è necessario venga sottoposto alla giurisdizione (penale e civile). Che è una risorsa preziosa per la democrazia, ma scarsa: in Italia, così come nel resto del mondo.