ISSN 2039-1676


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15 dicembre 2014

L'espansione della criminalità nell'attività d'impresa al nord

I risultati di una ricerca empirica coordinata dall'Università Bocconi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo gli esiti della ricerca condotta dall'Università commerciale "Luigi Bocconi" - Dipartimenti di Studi giuridici "Angelo Sraffa" e CREDI - Centro di ricerche europee sul diritto e la storia dell'impresa "Ariberto Mignoli" sul tema, sempre di attualità, dell'infiltrazione mafiosa al Nord.

Riportiamo di seguito il sommario sintetico del documento disponibile in allegato e una breve presentazione del progetto a firma del Prof. A. Alessandri, che ha ideato e diretto la ricerca.

 

SOMMARIO: I. Statistiche Istat. - II. Flussi dei procedimenti secondo i dati delle Procure. - III. L'analisi dei fascicoli milanesi. IV. Quadro generale sui procedimenti e processi di Milano. V. Le misure di prevenzione. - VI. La percezione - Bibliografia.

 

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Introduzione | Alberto Alessandri

Una constatazione è oggi del tutto condivisa: la consistente presenza della criminalità organizzata nel tessuto dell'economia e delle istituzioni del Nord Italia. Fino a pochi anni fa, una simile affermazione apparteneva solo a pochi studiosi e soprattutto agli operatori del settore, che avevano visto crescere, specie a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, l'infiltrazione della mafia nell'economia del Nord.

Le indagini della magistratura, gli interventi delle forze dell'ordine, le indagini giornalistiche, l'ampia letteratura sociologica e gli studi di ogni tipo hanno però ormai definitivamente sfatato il mito di una mafia (e con questo termine intendo riferirmi a tutte le organizzazioni «di tipo mafioso», come indica la formula dell'articolo 416-bis c.p.) attiva solo in una parte dell'Italia.

Al contrario, sono sempre più evidenti le connessioni tra criminalità organizzata e attività imprenditoriale o, in genere, economica: per un verso l'organizzazione mafiosa può offrire vantaggiosi servizi alle imprese del Nord; per altro verso, l'enorme quantità di denaro liquido accumulato dalle varie organizzazioni criminali, quale profitto di attività illecite, ha necessità di riciclaggio e di reinvestimento in attività economiche almeno all'apparenza lecite.

La gravità del fenomeno e della sua capacità espansiva impegna gli studiosi a offrire tutti i contributi conoscitivi che costituiscono la pre-condizione per un efficace contrasto del fenomeno.

In questa prospettiva è apparso utile offrire un contributo empirico e quantitativo alla conoscenza del fenomeno.

Come è noto, si dispone una vasta bibliografia sull'infiltrazione mafiosa, stime delle dimensioni economiche, indagini sul territorio, analisi raffinate sui rapporti tra i vari soggetti, e numerose inchieste di taglio giornalistico. Tuttavia si ha l'impressione di un'ancora parziale incompletezza, complessivamente considerata, dei dati a disposizione.

La scarsa conoscenza dei fenomeni, colti nella loro crudezza empirica, costituisce peraltro un tratto purtroppo diffuso nello studio propedeutico alla gestione delle cose pubbliche in Italia: un male diffuso che costituisce il risultato di una mancata considerazione circa l'importanza, assolutamente decisiva, della conoscenza empirico-criminologica dei fenomeni che si intenderebbe fronteggiare o combattere. Un contributo alla conoscenza del fenomeno, ricavato su basi oggettive, può avere un suo autonomo pregio, naturalmente non risolutivo ma da affiancare alle altre fonti informative e di successiva analisi.

È nata quindi l'idea di rivolgere l'attenzione al fenomeno dell'infiltrazione mafiosa al Nord da un punto di vista particolare: vale a dire quello dell'attività della magistratura, inquirente e giudicante, presso il Tribunale di Milano. Si è pensato, in sintesi, di esaminare tutti i fascicoli processuali relativi a un determinato arco temporale, dal 2000 al 2010[1], aperti dalla Procura presso il tribunale di Milano per il delitto previsto dall'articolo 416-bis c.p.(con eventuali altri reati concorrenti e con attenzione a quelli che contengono, tra l'altro, la contestazione dell'articolo 7 del d.l. n. 152 del 1991) rispetto ai quali fosse stato emesso, nell'arco temporale sopra indicato, un provvedimento decisorio, o nella forma della richiesta di rinvio a giudizio o in quella dell'archiviazione. Grazie alla cortese e sollecita autorizzazione del Presidente del Tribunale di Milano si è aperto uno sterminato, quanto accidentato e difficoltoso , campo di ricerca. Naturalmente è stato possibile accedere solo a una parte dei fascicoli aperti per l'articolo 416-bis c.p.: non sono stati ovviamente accessibili i fascicoli in corso d'indagine, come tali coperti dal segreto istruttorio.

I fascicoli disponibili sono stati consultati nella loro interezza e, per le parti d'interesse ai fini della ricerca, scannerizzati integralmente, in modo da costituire una sorta di banca dati che sarà messa a disposizione dei ricercatori. Si è quindi proceduto ad una lettura critica della documentazione raccolta, travasando i dati ritenuti significativi in una scheda elettronica appositamente (e faticosamente) predisposta, grazie anche al prezioso aiuto di professionalità informatiche e statistiche.

Sono stati poi esaminati i procedimenti di prevenzione, nei quali sia stato pronunciato un decreto divenuto definitivo nell'arco temporale 2000-2010.

L'attività di ricerca empirica svolta sui fascicoli del Tribunale di Milano è stata preceduta da numerosi altri passaggi: oltre alla raccolta e all'esame della bibliografia disponibile, sono state individuate e selezionate le statistiche Istat ufficiali e sono stati analizzati i flussi dei procedimenti per 416-bis c.p. raccolti dalle Procure Distrettuali.

Tengo a segnalare che il lavoro è ancora in corso: si offre ora una versione consapevolmente provvisoria, che esige completamenti, correzioni, elaborazioni statistiche ulteriori, considerazioni qualitative.

Ci si augura che i dati ora messi a disposizione possano essere di una qualche utilità per la comunità dei ricercatori, anche per proseguire, se qualcuno lo vorrà, lungo il cammino che è stato ora percorso.  

Il provvisorio e ambizioso traguardo potrebbe essere quello di costituire un osservatorio permanente sull'infiltrazione mafiosa nel Nord, aperto alla collaborazione di enti e associazioni, che possa offrire, almeno in parte, strumenti conoscitivi alle autorità politiche e di governo, nel loro compito di fronteggiare un fenomeno così preoccupante. Tra l'altro molte ricerche sono in corso in questo campo: considerata la penuria di risorse, sarebbe opportuno un collegamento e un coordinamento.

Hanno finora sostenuto la ricerca la Camera di Commercio di Milano, Assimpredil-Ance, il Banco Popolare (e l'autofinanziamento). Ha collaborato il Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale di Milano. Decisivo è stato l'apporto dell'Università Bocconi di Milano.

Alla ricerca, che è stata ideata e diretta da Alberto Alessandri, hanno partecipato Eleonora Montani (coordinatrice esecutiva), Melissa Miedico (coordinatrice esecutiva), Francesca Bevilacqua, Massimiliano Dova, Consuelo Marini, Roberta Russo, Eliana Reccia, Antonio Sanson, Giulia Sassaroli, Tommaso Trinchera, tutti presso l'Università Bocconi di Milano. Giada Gambadoro e Pietro Alessandri hanno elaborato i dati e redatto i grafici, con la consulenza di Patrizia Farina dell'Università di Milano-Bicocca.

 

 


[1] Come è detto nel testo, la ricerca ha preso in considerazione anche tempi successivi.