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30 giugno 2014 |

Doppio binario sanzionatorio e ne bis in idem: verso una diretta applicazione dell'art. 50 della Carta? (a margine della sentenza Grande Stevens della Corte EDU)

Il presente contributo è ora pubblicato nel n. 3-4/2014 della nostra Rivista trimestrale. Clicca qui per accedervi.

 

Con la sentenza Grande Stevens, del marzo scorso, la Corte EDU assesta l'ennesimo colpo al sistema penale italiano, denunciando come incompatibile con i diritti umani tutelati dalla Convenzione e dai suoi protocolli il sistema di doppio binario, amministrativo e penale, attorno al quale è strutturata nel nostro paese la repressione degli abusi di mercato in seguito alle modifiche apportate dalla legge n. 62/2005 al d.lgs. 58/1998 (testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria: di seguito t.u.f.). Nessuna sorpresa, verrebbe subito da dire: le innovazioni apportate nel 2005 erano state, dopo tutto, subissate di critiche da parte dalla dottrina, che aveva in effetti colto nel novum legislativo molti dei profili ora rimproveratici dalla Corte europea; sennonché le implicazioni delle sentenza - peraltro a tutt'oggi non ancora definitiva - sembrano trascendere, e di molto, la materia degli abusi di mercato, giungendo a porre in discussione la compatibilità con il sistema convenzionale di tutti i settori ordinamentali (quello penale tributario in primis) analogamente strutturati attorno a un doppio, e parallelo, binario di tutela, i quali si espongono anch'essi a una delle critiche capitali formulate dalla Corte europea: quella, cioè, di creare le condizioni per una violazione 'sistemica' del diritto individuale al ne bis in idem, riconosciuto dall'art. 4 Prot. 7 CEDU [...].

 

SOMMARIO: 1. I problemi sul tappeto. - 2. Per cominciare, il caso. - 2.1. La procedura innanzi alla CONSOB e i relativi giudizi di opposizione ex art. 187-septies t.u.f. - 2.2. Il procedimento penale.  - 2.3. Il ricorso a Strasburgo e la sentenza della Corte EDU. - 2.4. In particolare: la ritenuta violazione dell'art. 4 Prot. 7 CEDU. - 3. Le ripercussioni della sentenza della Corte europea nell'ordinamento italiano: illegittimità costituzionale dell'art. 649 c.p.p.? - 3.1. Un caveat importante. - 3.2. Alcune ulteriori premesse. - 3.3. I termini della questione di legittimità costituzionali (e alcuni ipotetici 'controlimiti'). - 3.4. (Segue): la (presunta) illegittimità comunitaria (oggi, 'eurounitaria') della soluzione imposta da Strasburgo come ipotetico 'controlimite'? - 3.4.1. Un primo punto fermo: la necessità che gli obblighi eurounitari siano essi stessi compatibili con i diritti convenzionali. - 3.4.2. Nel merito: sul preteso contrasto tra la direttiva 2003/6/CE e l'art. 4 Prot. 7 CEDU come interpretato dalla Corte europea. - 3.4.3. Il mutato quadro normativo: il regolamento n. 596/2014 e la direttiva 2014/57/UE. - 3.5. Prima conclusione provvisoria. - 4. Una strada alternativa: la diretta applicazione dell'art. 50 della Carta da parte del giudice penale italiano. - 4.1. La disciplina degli abusi di mercato rientra nell'ambito di applicazione della Carta? - 4.2. L'art. 50 della Carta e l'art. 4 Prot. 7 CEDU hanno la medesima estensione? - 4.3. Seconda conclusione. - 4.4. Appendice: i procedimenti penali già conclusi con sentenza passata in giudicato (cenni). - 5. Conclusioni e prospettive (in tema di diritto penale tributario, e di possibili direttrici di riforma).

 

Il presente contributo costituisce la relazione dall'A. all'incontro di studio svoltosi il 23 giugno 2014 presso la Suprema Corte di Cassazione su Il principio del ne bis in idem tra giurisprudenza europea e diritto interno (sentenza Corte Edu del 4 marzo 2014, Grande Stevens c/Italia). Sul medesimo tema cfr. anche la relazione, svolta al medesimo convegno, da G. De Amicis, Ne bis in idem e "doppio binario" sanzionatorio: prime riflessioni sugli effetti della sentenza "Grande Stevens" nell'ordinamento italiano (clicca qui per scaricarla).