ISSN 2039-1676


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12 maggio 2014 |

Pena illegittima e giudicato. Riflessioni in margine alla pronuncia delle Sezioni Unite che chiude la saga dei "fratelli minori" di Scoppola (Cass., Sez. Un. pen., 24 ottobre 2013, dep. 7 maggio 2014, n. 18821, Ric. Ercolano)

Editoriale

Se una pena è stata inflitta sulla base di una legge illegittima, anche la sua esecuzione dovrà considerarsi illegittima; e in uno Stato di diritto non può non esserci un giudice che faccia cessare l'esecuzione di una tale pena, ovvero la riduca a misura legittima, una volta che sia stata dichiarata l'illegittimità della legge sulla cui base essa è stata inflitta.

Questo, in estrema sintesi, il messaggio fondamentale lanciato dalle Sezioni Unite nella pronuncia che, a distanza di due anni dalla rimessione alla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 7 co. 1 d.l. 341/2000, trae ora le naturali conseguenze dalla sentenza n. 210/2013 dei giudici delle leggi, disponendo che la pena dell'ergastolo inflitta sulla base della norma dichiarata incostituzionale "non può più essere concretamente eseguita", e che "il giudice dell'esecuzione, investito del relativo incidente ad istanza di parte e avvalendosi dei suoi poteri di controllo sulla permanente legittimità della pena in esecuzione, è legittimato a sostituirla, incidendo sul giudicato, con quella di anni trenta di reclusione, prevista dalla più favorevole norma vigente al momento della richiesta del rito semplificato".

Si chiude così la vicenda dei "fratelli minori" di Scoppola, che passano dallo status di "figli di un dio minore" a quelli di figli a pieno titolo di uno Stato che si fonda sul rispetto dei diritti fondamentali della persona: tra cui in primis quello, "inviolabile", alla libertà personale - un diritto del quale, certo, si può essere privati in conseguenza di una condanna pronunciata da un tribunale conformemente alla legge, ma soltanto alla condizione che si tratti di una legge essa stessa legittima, e non già di una legge invalida. Al tempo stesso, le Sezione Unite tracciano le coordinate di fondo entro cui dovrà svolgersi il grande dibattito destinato ora ad aprirsi su fronti diversi, e interessanti una cerchia assai più vasta di persone rispetto alla ristretta famigliola di Scoppola e fratelli: e cioè l'autentico esercito di condannati in via definitiva - per reati in materia di stupefacenti, ma anche per sequestro di persona a scopo di estorsione, ricettazione, violenze sessuali e addirittura per alterazione e soppressione di stato - la cui pena è stata determinata, in sede di cognizione, sulla base di norme ora dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale, e che chiedono oggi ai giudici dell'esecuzione di tutta Italia che le rispettive pene siano ricondotte a una dimensione legittima. [...]

 

Il presente contributo è ora pubblicato nel n. 1/2014 della nostra Rivista trimestraleClicca qui per accedervi.

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