ISSN 2039-1676


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27 aprile 2014 |

Analisi penalistica della contenzione del paziente psichiatrico

ABSTRACT. Il lavoro analizza il tema della legittimità della contenzione in psichiatria, soffermandosi in particolare sui presupposti della sua applicazione e sulle figure di reato ipotizzabili in assenza degli stessi.L'autrice sottolinea come da tempo, in dottrina e giurisprudenza, serpeggia il dilemma se la contenzione sia un atto di per sé lecito, in quanto previsto dalla legge oppure sia un atto illecito, in quanto tale vietato, che diviene lecito per l'eventuale ricorrere di una causa di giustificazione: si pone il quesito se contenere un paziente costituisca un obbligo giuridico o un mero potere per l'operatore psichiatrico. La soluzione alla quale si giunge è che la contenzione rappresenta un obbligo giuridico per l'operatore di salute mentale, quando trattasi di atto medico, finalizzato alla tutela della salute e della vita del paziente. Il lavoro si conclude con l'analisi dei soggetti competenti a disporre la contenzione, evidenziando la necessità di una «procedimentalizzazione» dell'attività medica, attraverso l'osservanza della miglior scienza del settore.

 

SOMMARIO1. La contenzione: evoluzione storica del fenomeno - 2. Tipologia contenitiva - 3. Coercizione e trattamento sanitario in psichiatria. Parallelismo o intersezione? - 4. Legittimità della contenzione in psichiatria: «dovere» o mero «potere» di intervenire? - 5. Fonti dell'obbligo di contenere - 6. Assenza di presupposti di legittimità e reati ipotizzabili - 7. Contenzione non attuata - 8. Contenzione impropriamente attuata - 9. Un'ipotesi particolare: la contenzione farmacologica - 10. Chi può disporre la contenzione?