ISSN 2039-1676

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16 dicembre 2013 |

Ardita la rotta o incerta la geografia? La disapplicazione della legge 40/2004 "in esecuzione" di un giudicato della Corte EDU in tema di diagnosi preimpianto

A proposito di Tribunale di Roma, Sezione prima civile, ordinanza 23 settembre 2013, Costa e Pavan contro Asl Roma A e Centro Tutela della Donna e del Bambino S. Anna (giudice Galterio)

Il presente contributo è ora pubblicato nel n. 2/2014 della nostra Rivista trimestrale. Clicca qui per accedervi.

 

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Abstract. Con l'ordinanza richiamata nel sottotitolo il Tribunale di Roma "chiude" di fatto la nota vicenda giudiziaria "Costa-Pavan", in tema di diagnosi preimpianto e diritto all'accesso alla procreazione assistita da parte di coppie non sterili ma portatrici di gravi malattie ereditarie. Invece di essere fatto oggetto di questione di costituzionalità, l'art.4 della l. 40/2004 viene "disapplicato", in modo da consentire immediatamente ai ricorrenti, pur capaci di avere figli, di usufruire di un trattamento di fecondazione assistita e, quindi, di una diagnosi e selezione preimpianto, così da superare nel caso specifico la discriminazione rispetto a coppie che, sugli stessi presupposti e per gli stessi fini, avrebbero la possibilità di accedere ad indagini prenatali ed eventualmente all'interruzione volontaria di gravidanza; discriminazione già censurata in una precedente decisione dalla Corte EDU, stimolata da un ricorso "diretto" degli stessi coniugi. L'analisi del provvedimento e dei peculiari percorsi procedurali che ad esso hanno condotto costituisce occasione per un approfondimento dei nessi tra sistema giuridico CEDU e ordinamento interno, nella prospettiva del c.d. "dialogo tra le Corti". Tale approfondimento si giova, tra l'altro, di una rilettura delle sentenze sull'altrettanto noto caso "Scoppola", che sembra rivelare una tendenza non pienamente dichiarata della giurisprudenza, persino costituzionale, ad asseverare forme di disapplicazione di norme di legge in esecuzione sostanziale di sentenze CEDU, limitata alle sole ipotesi in cui il giudice interno abbia a decidere del medesimo caso già preso in considerazione a Strasburgo. Una tendenza che potrebbe costituire un plausibile "compromesso" - nel caso specifico (connotato da profili problematici peculiari), ma anche più in generale - tra l'esigenza di mantener ferme la "separazione" tra potere giudiziario e legislativo nonché le logiche del principio di legalità, e l'opportunità di concedere al giudice italiano spazi di interazione diretta con quello sovranazionale, senza che tale interazione abbia ad incidere sulla dimensione "generale ed astratta" dell'ordinamento.

SOMMARIO: 1. Introduzione. - 2. Motivi nazionali e sovranazionali di irragionevolezza e le virtualità dell'interpretazione adeguatrice. - 3. Le aporie dell'interpretazione adeguatrice e la pronuncia della Corte EDU. - 4. Dal ricorso omisso medio alla CEDU alla disapplicazione del giudice italiano. - 5. Disvelati scenari impliciti nella più recente giurisprudenza costituzionale? - 6. Implicazioni e prospettive.