ISSN 2039-1676

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28 novembre 2013 |

Il diritto alla riparazione per le vittime di crimini internazionali: problemi e prospettive a partire dalle decisioni della CPI nel caso Lubanga (TESI DI LAUREA)

Università: Universita degli Studi di Trento

Prof. Relatore: Dott.ssa Emanuela Fronza

La crescente espansione del diritto penale internazionale ha portato al centro della riflessione dottrinale e dell'elaborazione giurisprudenziale la figura della vittima dell'illecito, quale potenziale destinatario di diritti sostanziali e poteri processuali da esercitarsi nell'ambito del processo penale.

A testimonianza di questi sviluppi progressivi - contrariamente all'esperienza dei tribunali penali internazionali ad hoc - nel sistema della Corte Penale Internazionale si riconoscono alle vittime prerogative senza precedenti nella storia della giustizia penale internazionale: il diritto alla partecipazione alle diverse fasi del procedimento penale (ancorché con una latitudine variabile di poteri processuali) e il diritto alla riparazione del pregiudizio subìto in conseguenza dei crimini di competenza della Corte, ne costituiscono gli esempi più evidenti.

E' proprio sulla struttura, sulla portata giuridica e sull'attuazione concreta di tale ultimo diritto che si è concentrata la tesi di laurea che può leggersi in allegato, assumendo come modello il caso Lubanga, primo processo nella storia della Corte ad essere approdato allo stadio delle riparazioni giudiziali, momentaneamente conclusosi con la storica decisione sui principi e procedure di riparazione emanata il 7 agosto 2012 dalla Trial Chamber I, attualmente oggetto di impugnazione davanti all'Appeals Chamber.

L'analisi del sistema rimediale della CPI, così come emerge dalla sua prima provvisoria applicazione giurisprudenziale, ha mostrato, assieme ad alcuni rischi d'indebolimento delle prerogative garantistiche dell'imputato, pesanti limiti di effettività, connaturati alla giurisdizionalizzazione del diritto alla riparazione e suscettibili di ridurne drasticamente il potenziale riparatorio concreto.

Di fronte a tale scenario è apparso ragionevole sostenere una valorizzazione dei rimedi somministrati - per via non giurisdizionale - dal Fondo Fiduciario per le Vittime (Trust Fund for Victims), nell'esercizio del suo autonomo mandato di supporto e assistenza alle vittime; nella convinzione che il delicato meccanismo processuale penale non sia necessariamente - come pretende un diffuso atteggiamento interpretativo d'impronta retorico-ideologica - né l'unico né il migliore dei contesti istituzionali ove collocare l'attuazione dei fondamentali diritti delle vittime compendiabili nella triade verità, giustizia, riparazione.