ISSN 2039-1676


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18 novembre 2013 |

Processo Eternit: a che punto siamo?

Le tappe della vicenda giudiziaria sullo sfondo della ricerca di un nuovo paradigma di responsabilità penale per i danni da esposizione a sostanze tossiche

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Abstract. Nel vasto e frastagliato panorama dei procedimenti penali per le vittime dell'amianto, la vicenda Eternit presenta caratteri di indubbia originalità, i quali, complessivamente considerati, lasciano supporre che sia stata imboccata la strada della ricerca di un nuovo paradigma di responsabilità per il settore dei danni da esposizione a sostanze tossiche.  A rendere unico questo processo sono anzitutto le sue dimensioni: i fatti contestati ai due imputati si collocano in un arco temporale di oltre cinquant'anni, abbracciando migliaia di vittime ed un disastro ambientale tuttora perdurante. Del tutto peculiari, in secondo luogo, sono i capi di imputazione, ritagliati su figure di reato dolose contro l'incolumità pubblica, anziché - come normalmente accade in questo settore - sui reati colposi contro la persona. Il terzo elemento di originalità svolge la funzione di collante tra i primi due: si tratta della scelta, consapevole ed espressa, di affidare alle sole indagini epidemiologiche la prova degli eventi lesivi, nonché del nesso causale che li collega all'attività industriale della Eternit. Il presente contributo passa in rassegna le tappe fondamentali che hanno segnato l'evoluzione del processo, mettendo di volta in volta in luce come le pronunce di merito - al di là della loro convergenza nell'affermazione della responsabilità degli imputati - abbiano affrontato l'originale impostazione accusatoria con approcci tra loro assai diversi. Numerosi e densi di ripercussioni pratiche, infine, sono i nodi interpretativi ancora da sciogliere, sui quali ci si sofferma sinteticamente in chiusura del lavoro.

 

Sommario: 1. Il processo Eternit e la ricerca di un nuovo paradigma di responsabilità penale. L'esigenza di fare il punto della situazione. - 2. Primo grado e appello: i dispositivi delle sentenze. - 3. La struttura dell'imputazione: dall'originario disegno del P.M. alle statuizioni della Corte d'Appello. - 3.1. Le tesi del P.M.: le malattie-infortunio contratte dai lavoratori ed il disastro sia interno che esterno. - 3.2. La tesi del Tribunale: separazione tra i capi di imputazione e disastro soltanto esterno. - 3.3. La tesi della Corte d'Appello: un unico evento di disastro, sia interno che esterno. -  4. Il delitto di cui al capo A) dell'imputazione: omissione di cautele contro le malattie-infortunio, aggravato dalla verificazione di malattie-infortunio (art. 437 co. 2 c.p.) - 5. Il delitto di cui al capo B) dell'imputazione: disastro innominato doloso, aggravato dalla verificazione del disastro (art. 434 co. 2 c.p.) - 5.1. Le condotte, l'evento, il nesso causale - 5.2. Più nel dettaglio: le tesi dei giudici d'appello in merito al concetto disastro, alla prova epidemiologica, e alla «causalità collettiva». - 5.3. Il dolo di disastro. - 6. Le statuizioni civili a favore delle vittime persone fisiche. - 7. Conclusioni: i nodi ancora da sciogliere.