ISSN 2039-1676

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13 novembre 2013 |

Le basi giuridiche per l'introduzione di norme penali comuni relative ai reati oggetto della competenza della Procura europea

Testo dell'intervento svolto al convegno internazionale di studi Le sfide dell'attuazione di una Procura europea: definizione di regole comuni e loro impatto sugli ordinamenti interni svoltosi presso l'Università di Catania il 20 giugno 2013

Per accedere alla locandina del convegno nel quale è stato svolto questo intervento, clicca qui.

 

SOMMARIO: 1. Introduzione. - 2. Cenni sull'evoluzione storica degli strumenti penali di protezione degli interessi finanziari europei. - 2.1. Riconoscimento degli interessi finanziari europei quale nuovo bene giuridico meritevole di protezione penale. - 2.2. Sui contenuti degli strumenti di tutela penale degli interessi finanziari europei previsti dalla Convenzione PIF del 1995 e dalla proposta di direttiva del 2001. - 2.3. La c.d. tecnica del doppio testo e le resistenze all'unificazione specie in ambito sanzionatorio - 3. Sulla proposta di direttiva PIF del 2012.- 3.1. Sull'immutata definizione di "frode". - 3.2. Sui reati di corruzione e riciclaggio. - 3.3. Sugli ulteriori reati che offendono gli interessi finanziari europei. -3.4. Sui profili sanzionatori. - 4. Le basi giuridiche del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea per la creazione di norme penali comuni relative ai reati oggetto della competenza della Procura europea. - 4.1. La distinzione strutturale e sistematica fra l'art. 325 e l'art. 83, par. 1 e 2 TFUE quali possibili basi giuridiche per interventi penali dell'Unione contro la frode e gli altri reati che ne ledono gli interessi finanziari. - 4.1.1. Specialità dell'art. 325 TFUE rispetto all'art. 83, par. 1 TFUE. - 4.1.2 Specialità dell'art. 325 TFUE rispetto all'art. 83, par. 2 TFUE. - 4.2. I nessi fra l'istituzione della Procura europea e la "definizione" dei reati oggetto della sua competenza. - 4.2.1. La prospettiva della Commissione europea. - 4.2.2. Critica della prospettiva scelta dalla Commissione europea. - 5. Conclusioni: regolamento e non direttiva quale fonte di "definizione" dei reati oggetto della competenza della Procura europea in forza della base giuridica costituita dal combinato disposto dell'art. 325 e dell'art. 86 TFUE.