ISSN 2039-1676


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23 settembre 2013 |

La legge 190/2012: contesto, linee di intervento, spunti critici

Editoriale

Il presente contributo è ora pubblicato anche nel n. 3/2013 della nostra Rivista trimestrale. Clicca qui per accedervi.

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Questo intervento tende a due obiettivi: a) mostrare come, negli ultimi anni, sia emerso nel nostro Paese il pressante bisogno di una riforma dei reati di corruzione; b) sottolineare alcuni meriti (e alcuni limiti) della riforma varata nel 2012, con la l. 190.

In dottrina, una voce autorevole - quella di Alberto Alessandri - ha recentemente lamentato l'assenza di adeguate conoscenze relative ai fenomeni corruttivi nell'Italia di oggi, conoscenze che erano, con tutta evidenza, e sono, premessa indispensabile per ogni efficace riforma della disciplina legislativa: una sorta di vizio d'origine che imporrebbe una valutazione negativa dell'intera l. 190/2012. Non condivido però la tesi ora enunciata. Da tempo la dottrina penalistica e la dottrina criminologica, chiamate su questo terreno ad una accentuata sinergia, hanno messo a fuoco una serie di connotati peculiari della corruzione nell'Italia di oggi: tra gli aspetti più rilevanti, il carattere sistemico del fenomeno, alcune affinità tra corruzione e criminalità organizzata, il ruolo crescente dei 'faccendieri', la fisionomia sempre più svariata dell'utilità attribuita al corrotto [...].