ISSN 2039-1676

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23 luglio 2013

La sentenza di primo grado per la "spoliazione" della Biblioteca dei Girolamini.

Trib. Napoli, Uff. G.i.p., 15 marzo 2013, Est. Pilla, Imp. De Caro e altri

 

Pubblichiamo, per il rilievo assunto dalla vicenda anche dal punto di vista mediatico, e per il suo carattere insieme straordinario ed esemplificativo delle condizioni in cui può trovarsi il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, la sentenza che ha definito in primo grado il giudizio a carico dell'ex direttore della Biblioteca dei Girolamini e di alcuni suoi collaboratori. 

Il luogo degli avvenimenti è propriamente denominato «Biblioteca statale oratoriana annessa al Monumento nazionale dei Girolamini» e  si trova nella via Duomo di Napoli . La Biblioteca è specializzata in Teologia cristiana, Filosofia, Chiesa cristiana in Europa, Storia della Chiesa, Musica sacra e Storia generale dell'Europa. Possiede anche una storica ed antica collezione di testi giuridici e filosofici. È aperta al pubblico dal 1586, ed attualmente dipende dal Ministero dei beni culturali (i cui massimi esponenti sono stati sentiti nel corso del procedimento).

Gli imputati sono stati condannati in ordine al delitto di peculato, per essersi fisicamente impossessati - secondo l'accusa - di oltre un migliaio di antichi volumi e manoscritti, affidati appunto alle cure del neo nominato direttore della Biblioteca (che la carica avrebbe assunto proprio allo scopo di depredare  l'Istituzione). Il materiale sottratto, ed identificato come tale dall'accusa, è stato rinvenuto in un deposito pubblico nel veronese, in una abitazione privata e presso alcune librerie antiquarie del settentrione. Una idea della qualità e del valore dei beni coinvolti nella vicenda può desumersi dalla puntigliosa elencazione dei volumi sottratti che caratterizza il capo di imputazione, e che abbiamo riprodotto con il resto della sentenza, nonostante la «mole», proprio allo scopo di rendere l'idea dei fatti e del loro significato (va aggiunto che per una parte minoritaria dei volumi è intervenuta sentenza assolutoria, data la difficoltà di accertamento della provenienza).

La «spoliazione» della Biblioteca è risultata tanto più dannosa - secondo quanto si legge nella sentenza - in quanto attuata mediante la distruzione dei cataloghi e la indebita movimentazione del patrimonio librario (oltre 150.000 volumi), tale da rendere praticamente impossibile il reperimento di singole opere ed un controllo esaustivo dei materiali sottratti  e andati perduti.