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11 aprile 2013 |

Linee guida, sapere scientifico e responsabilità del medico in una importante sentenza della Cassazione

Cass., sez. IV pen., 29 gennaio 2013 (dep. 9 aprile 2013), n. 16237, Pres. Brusco, Est. Blaiotta, Imp. Cantore

Mettiamo immediatamente a disposizione dei lettori, auspicando di poterne pubblicare al più presto un commento articolato, questa importante sentenza della IV sezione penale, relativa tra l'altro alla portata applicativa e all'impatto sui processi in corso dell'art. 3 della legge n. 189/2012, la c.d. legge Balduzzi (clicca qui per accedere alla scheda a suo tempo pubblicata sulla nostra Rivista), che peraltro ha formato oggetto di una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Milano della quale abbiamo dato conto nei giorni scorsi (clicca qui per accedere al provvedimento e alla relativa scheda). Non si tratta della prima pronuncia della Cassazione su questo tema (si vedano, in proposito, le altre sentenze da noi pubblicate, elencate tra i documenti correlati nella colonna di destra di questa pagina); ma si tratta certamente della prima occasione in cui la S.C. si impegna in un'analisi distesa e approfondita della nuova norma, e del suo significato nel sistema complessivo della responsabilità penale del medico.

Ma, in effetti, vi è molto di più in questa pronuncia, destinata a nostro avviso a divenire un punto di riferimento obbligato per la riflessione futura in materia di responsabilità penale del medico, nonché più in generale per la riflessione sul ruolo del giudice in ogni processo in cui egli debba essere utilizzatore - o 'consumatore', secondo la felice metafora di Stella - del sapere scientifico (a qualsiasi fine: nel giudizio sulla causalità, sulla colpa, ma anche - ad es. - sul pericolo o sull'imputabilità).

Non ci è possibile pertanto tentare sin d'ora di riassumere in poche battute, senza correre il rischio di banalizzarlo, il complesso - ma esemplarmente ordinato - iter concettuale seguito dalla sentenza: la cui filosofia di fondo è, in definitiva, quella di una lettura della novella legislativa in armonia con un quadro di principi ben più articolato, che già si staglia con evidenza nella più recente giurisprudenza di legittimità in materia di responsabilità colposa. Un quadro di principi che rilette, altresì, la parte migliore delle riflessioni dottrinali degi ultimi cinquant'anni, qui condensate in una felice sintesi che dà finalmente il senso - al di là di tutte le dispute di scuola su questioni inessenziali, o meramente classificatorie - di un lavoro collettivo, lungo un percorso comune alla dottrina e alla giurisprudenza, verso l'obiettivo di un diritto penale più giusto, e più umano.