ISSN 2039-1676


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30 gennaio 2013

Caso ILVA: la questione di legittimità costituzionale sollevata dal GIP

Trib. Taranto (Uff. GIP), ord. 21 gennaio 2013, Giud. Todisco

Terzo atto dell'intricata trama di ricorsi alla Corte costituzionale contro il 'decreto Ilva'  - d.l. 3 dicembre 2012, n. 207 (clicca qui per scaricare il testo originale e alla relativa scheda a suo tempo pubblicata sulla nostra Rivista), poi conv. con modif. dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231 (clicca qui per accedere al testo): dopo a) il conflitto di attribuzione proposto il 21 dicembre 2012 dalla Procura tarantina contro il decreto legge prima della sua conversione (clicca qui per scaricare il testo) e b) l'ordinanza del 15 gennaio 2012 con la quale il Tribunale del Riesame di Taranto ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 del decreto (clicca qui per accedere alla scheda e al testo dell'ordinanza), il GIP di Taranto solleva ora, dal canto suo, questione di legittimità costituzionale degli articoli 1 e 3 della legge n. 231/2012 (rectius, degli articoli 1 e 3 del d.l. n. 207/2012, conv. con modificazioni dalla l. 231/2012) per contrasto con gli articoli 2, 3, 9 comma 2°, 24 comma 1°, 25 comma 1°, 27 comma 1°, 32, 41 comma 2°, 101, 102, 103, 104, 107, 111, 112, 113 e 117 Cost. (clicca sotto su download documento per scaricare l'ordinanza).

Il GIP era qui investito di due diverse istanze, l'una proposta dai p.m., l'altra dall'amministratore e legale rappresentante dell'ILVA Bruno Ferrante, trasmessa quest'ultima al GIP con parere negativo dei p.m.

Con la prima istanza, in data 4 gennaio 2013, i p.m. chiedevano disporsi - sulla base dello ius superveniens rappresentato dall'art. 3 d.l. 207/2012, nel frattempo convertito in legge - la modifica del provvedimento di sequestro preventivo delle aree e degli impianti dello stabilimento ILVA (disposto dal giudice sin dal 25 luglio 2012 e successivamente confermato dal Tribunale del Riesame), restituendo alla proprietà la facoltà di uso degli impianti e revocando i custodi-amministratori già nominati dal g.i.p.; in alternativa, chiedevano che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale del decreto legge.

Con la seconda istanza, rivolta ai p.m. procedenti lo stesso 4 gennaio 2013, l'amministrazione dell'ILVA aveva chiesto - sulla base del testo dell'art. 3 del d.l. 207/2012 così come modificato dalla legge di conversione, entrata in vigore quello stesso giorno - il dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati, disposto dal GIP con ordinanza del 22 novembre 2012.

Per consentire al lettore di raccapezzarsi in questa vicenda, giova forse rammentare che l'ILVA aveva già chiesto in data 4 dicembre 2012, subito dopo l'entrata in vigore del d.l. 207/2012, il dissequestro dei prodotti finiti e lavorati; ma il GIP, al quale gli atti erano stati trasmessi dal p.m. ex art. 321 co. 3 c.p.p., aveva in data 11 dicembre 2012 rigettato tale richiesta, argomentando che l'art. 3 del decreto avrebbe avuto efficacia solo per l'avvenire, e pertanto non si riferisse ai prodotti già oggetto di sequestro al momento della sua entrata in vigore. Contro tale provvedimento l'ILVA aveva proposto appello avanti al Tribunale del Riesame, sfociato poi nell'ordinanza 15 gennaio 2012 sopra menzionata, e alla quale qui si rinvia.

L'entrata in vigore della legge di conversione, il 4 gennaio 2013, aveva però modificato il quadro normativo: nella versione definitiva, infatti, l'art. 3 del decreto legge consente espressamente anche la commercializzazione dei prodotti realizzati anteriormente alla legge di conversione. Sulla base di questo ius superveniens, l'ILVA aveva per l'appunto chiesto ai p.m. il dissequestro dei prodotti allo scopo di consentirne la commercializzazione. Anche in questo caso, i p.m. avevano però trasmesso gli atti al GIP ex art. 321 co. 3 c.p.p. con parere negativo, nel quale chiedevano fosse sollevata questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 3 del decreto legge.

Statuendo congiuntamente sulle due istanze, il GIP osserva preliminarmente che il decreto legge (nella versione originaria così come in quella risultante dalla legge di conversione) non può avere determinato alcuna automatica caducazione dei provvedimenti di sequestro di cui alle ordinanze del 25 luglio 2012 (con rifermento alle aree e agli impianti: ordinanza solo parzialmente modificata dal Tribunale del Riesame con ordinanza del 7/20 agosto 2012, non ulteriormente impugnata dall'ILVA) e del 22 novembre 2012 (con riferimento ai prodotti finiti e semilavorati: ordinanza rispetto alla quale l'ILVA aveva proposto istanza di riesame, successivamente rinunciandovi). Tali provvedimenti devono pertanto ritenersi tuttora in vigore.

Essi dovrebbero essere, invero, revocati e/o modificati in seguito al novum normativo rappresentato dal d.l. 207/2012, così come convertito dalla l. 231/2012. Ma, osserva il GIP, tale novum - e segnatamente gli articoli 1 e 3 del decreto legge - si espone a numerose censure di illegittimità costituzionale per contrasto con i parametri sopra indicati, per i motivi dettagliatamente esposti nell'ordinanza e che qui possono in estrema sintesi - e con qualche inevitabile approssimazione - essere così riassunti:

- violazione del principio della separazione tra i poteri dello Stato, in relazione alla pretesa di un atto avente forza di legge di modificare provvedimenti giurisdizionali relativi a un procedimento in corso senza modificare contestualmente il quadro delle norme sostanziali e processuali sulla cui base quei provvedimenti sono stati emanati;

- connessa violazione del dovere di prevenire e reprimere i reati incombente sulla magistratura requirente e giudicante, dovere che si esplica anche attraverso la richiesta e l'adozione di provvedimenti cautelari funzionali a tale scopo;

- violazione del principio della tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica amministrazione, attuata mediante il conferimento di forza di legge a un atto amministrativo quale l'autorizzazione integrata ambientale (AIA), con conseguente sottrazione della stessa alle ordinarie vie di ricorso;

- violazione del principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge penale, sotto una molteplicità di profili;

- irragionevole sacrificio del diritto alla salute e della tutela dell'ambiente a vantaggio della tutela della libertà di iniziativa economica e di impresa, bene da considerarsi subvalente rispetto ai primi.

Anche in questo caso, dunque, il GIP non revoca allo stato i sequestri, che restano conseguentemente in vigore nelle more del giudizio incidentale di legittimità costituzionale nonostante il loro contrasto - riconosciuto dallo stesso giudicante, ed anzi assunto a premessa della valutazione di rilevanza della questione di legittimità costituzionale - con il decreto legge ora convertito. (F.V.)