ISSN 2039-1676


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5 dicembre 2012

Emanato il decreto legge sull'ILVA di Taranto

D.l. 3 dicembre 2012, n. 207 ("Disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale")

Il 3 dicembre 2012 il Presidente della Republica ha emanato il decreto legge in epigrafe, in un testo invero notevolmente diverso da quello che era circolato nei giorni scorsi dopo la seduta di venerdì 30 novembre del Consiglio dei Ministri che lo aveva approvato, e del quale anche la nostra Rivista aveva dato notizia con una breve nota redazionale (clicca qui per accedervi).

Il testo emanato e pubblicato il giorno stesso in Gazzetta Ufficiale non presenta più, anzitutto, un carattere esclusivo di legge-provvedimento, i propri articoli 1 e 2 riferendosi in via generale alle ipotesi di "crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionali" con numero di dipendenti non inferiore a duecento unità, per le quali si stabilisce che il Ministro dell'Ambiente possa autorizzare, in sede di "riesame dell'autorizzazione integrata ambientale" (AIA), la prosecuzione dell'attività produttiva per un tempo non superiore a 36 mesi, a condizione che vengano rispettate le prescrizioni imposte nel medesimo provvedimento (art. 1 co. 1). Il successivo co. 3 prevede quindi che, ferme restando le altre sanzioni previste dalle discipline di settore, e segnatamente dal d.lgs. 152/2006 (t.u. in materia ambientale), la violazione di tali prescrizioni sia "punita con sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del fatturato della societa' risultante dall'ultimo  bilancio approvato", irrogata dal Prefetto ai sensi della l. 689/1981.

Sempre in via generale e astratta, l'art. 1 co. 2 dispone che nei casi previsti dal d.l. le misure volte ad assicurare la prosecuzione dell'attività produttiva siano "esclusivamente e ad  ogni effetto quelle contenute nel provvedimento di autorizzazione integrata  ambientale, nonche' le prescrizioni contenute nel provvedimento di riesame", mentre il comma 4 precisa che la previsione del comma 1 (relativa alla possibilità di autorizzazione della prosecuzione dell'attività produttiva) "trova applicazione anche quando l'autorita' giudiziaria abbia adottato  provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare dello stabilimento. In  tale caso i provvedimenti di sequestro non impediscono, nel corso del periodo di tempo indicato nell'autorizzazione, l'esercizio dell'attivita' d'impresa". Infine, l'art. 2 prevede che nei casi previsti dal decreto la gestione e la responsabilità degli impianti rimanga in capo ai titolari dell'AIA, ossia ai titolari dell'impresa.

L'art. 3 costituisce a questo punto la parte del decreto che integra una vera e propria legge-provvedimento, stabilendo che l'impresa ILVA di Taranto costituisce "stabilimento di interesse strategico nazionale" ai sensi dell'art. 1 (co. 1), e che - in particolare - "a decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto, la societa' ILVA S.p.A. di Taranto e' immessa nel possesso dei beni dell'impresa ed e' in ogni  caso autorizzata, nei  limiti consentiti dal provvedimento di cui al comma  2, alla prosecuzione dell'attivita' produttiva nello stabilimento ed alla conseguente commercializzazione dei prodotti per un periodo di 36  mesi, ferma restando  l'applicazione  di  tutte  le  disposizioni  contenute  nel presente decreto" (co. 3).

Non può essere questa la sede per un commento alla norma, che continua a porre - nonostante il deciso restyling rispetto alla bozza diffusa nei giorni scorsi - non facili interrogativi sulla sua 'tenuta' dal punto di vista costituzionale. Se, infatti, risultano attenuate le criticità che avrebbero determinato la verosimile illegittimità al metro del diritto UE della precedente versione, nella misura in cui il testo emanato non pretende più di considerare come propria "parte integrante" il provvedimento di autorizzazione integrata ambientale (il quale conserverà dunque la sua natura di provvedimento amministrativo, assoggettabile come tale agli ordinari mezzi di impugnazione previsti per tali provvedimenti), non sono del tutto fugate le perplessità circa la compatibilità del decreto legge con il principio della separazione dei poteri, dal momento che le sue disponsizioni si pongono in frontale contrasto con almeno due puntuali statuizioni contenute nei provvedimenti di sequestro dell'autorità giudiziaria che procede in relazione alla vicenda dell'ILVA di Taranto: il blocco dell'attività produttiva e la sottrazione dei poteri di custodia ai titolari dell'impresa.

Nessun contrasto di profilerebbe, invero, laddove il decreto legge venisse interpretato - quale che sia l'intenzione dei suoi proponenti - in chiave di mera modifica del quadro normativo preesistente, sulla cui base erano stati emanati i provvedimenti di sequestro in parola; modifica di cui l'autorità giudiziaria procedente sarebbe a questo punto tenuta a prendere atto, con conseguente obbligo di adeguare i provvedimenti nel senso ora imposto dalla norma.

Radicalmente illegittima ci parrebbe invece la pretesa di considerare ipso iure modificati, per effetto dell'entrata in vigore decreto legge, i provvedimenti di sequestro attualmente in essere, a prescindere da qualsiasi intervento dell'autorità giudiziaria: ove il decreto legge dovesse essere interpretato in questo senso, il precedente sarebbe gravissimo, giacché si risolverebbe - né più né meno - nell'affermazione della possibilità per il potere esecutivo di porre nel nulla qualsiasi provvedimento giurisdizionale attraverso un mero atto unilaterale di imperio, anziché attraverso l'esperimento dei mezzi di impugnazione disciplinati dalla legge e dalla Costituzione per assicurare la verifica legittimità dei provvedimenti giurisdizionali. (F.V.)