ISSN 2039-1676


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3 dicembre 2012

Il decreto legge sull'ILVA: il testo provvisorio in attesa della firma del Presidente della Repubblica

In considerazione dell'enorme delicatezza della vicenda normativa in questione, segnaliamo sin d'ora ai lettori che corriere.it ha pubblicato il testo del decreto legge sull'ILVA (clicca qui per accedervi) approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso (clicca qui per accedere al relativo comunicato), che è attualmente all'esame della Ragioneria e che il governo conta di sottoporre oggi, lunedì 3 gennaio, alla firma del Presidente della Repubblica (clicca qui per accedere al comunicato della Presidenza del Consiglio in proposito).

Il testo circolato in rete, che potrebbe ovviamente non coincidere con quello che sarà sottoposto al Capo dello Stato, conferisce in sostanza forza di legge al provvedimento di autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciato in data 26 ottobre 2012 all'ILVA con Decreto del Ministro dell'Ambiente DVA/DEC/2012/0000547 (art. 1 co. 1).

Il successivo co. 2 dispone che "a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto, la società ILVA S.p.A. di Taranto è immessa nel possesso dei beni dell'impresa ed è in ogni caso autorizzata, nei limiti consentiti dal provvedimento di cui al comma 1, alla prosecuzione dell'attività produttiva nello stabilimento e della conseguente commercializzazione dei prodotti per tutto il periodo di validità dell'autorizzazione integrata ambientale, salvo che sia riscontrata da parte dell'autorità amministrativa competente l'inosservanza delle prescrizioni impartite nell'Autorizzazione stessa [...]".

Il co. 3 stabilisce poi che i provvedimenti di sequestro e gli altri provvedimenti cautelari di carattere reale dell'autorità giudiziaria consentono di diritto, in ogni caso, quanto previsto dal comma 2", ossia la (re)immissione nel possesso dell'ILVA e l'autorizzazione alla prosecuzione dell'attività produttiva e la commercializzazione dei prodotti.

A parte gli spinosi problemi di legittimità costituzionale sollevati dalle c.d. leggi provvedimento (che si riverberano anche in altrettanti problemi di legittimità al metro del diritto UE: cfr. sul punto, proprio in materia di valutazione di impatto ambientale, CGUE, Grande Sezione, Boxus e a., sent. 18 ottobre 2011, proc. riun. da 128 a 131/09, 134/09 e 135/09), una norma così formulata -  pur nel comprensibilissimo intento di pervenire a una soluzione che consenta un ragionevole contemperamento degli interessi in gioco, tra cui quello alla conservazione del posto di lavoro di decine di migliaia di lavoratori nel quadro di un'attività produttiva sottoposta finalmente a stringenti controlli da parte della pubblica amministrazione ai massimi livelli -  pone altresì non facili problemi di armonizzazione con il principio della separazione dei poteri legislativo e giudiziario, nella misura in cui essa pretende di travolgere "di diritto" le statuizioni contenute in un provvedimento dell'autorità giudiziaria, il quale pure è assoggettabile agli ordinari mezzi di gravame previsti dal c.p.p.; e ciò senza necessità di alcuna modifica del provvedimento da parte dell'autorità giudiziaria competente.

Assai meno problematica, sotto questo specifico profilo, sarebbe una formulazione nel senso che, una volta emessa l'AIA, "eventuali provvedimenti di sequestro devono in ogni caso consentire la prosecuzione dell'attività produttiva e la commercializzazione dei prodotti". Una simile formulazione, infatti, modificherebbe semplicemente il quadro normativo di riferimento in materia di sequestro di impianti produttivi, senza però pretendere di incidere direttamente sul singolo provvedimento giudiziario, il quale conserverebbe così la propria validità sino alla sua (doverosa) modifica da parte del giudice competente sulla base, appunto, di quel mutato quadro normativo.

Stante la natura ancora provvisoria del testo, e stante soprattutto la necessità di un'attenta verifica dei suoi profili di legittimità costituzionale da parte del Presidente della Repubblica - che, come tutti rammenteranno, aveva a suo tempo rifiutato di firmare il decreto legge approvato dal governo in relazione alla vicenda di Eluana Englaro, motivando espressamente in relazione alla illegittiimità di un intervento normativo volto nella sostanza a invalidare le statuzioni di un provvedimento giudiziario (in quel caso invero ormai definitivo) reso in un singolo caso concreto (clicca qui per accedere alla lettera allora inviata dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio) - ci pare prudente allo stato rinviare allo stato ogni ulteriore commento su questa delicatissima questione (F.V.).