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15 ottobre 2012 |

Mutamento di giurisprudenza in bonam partem e revoca del giudicato di condanna: altolà  della Consulta a prospettive avanguardistiche di (supposto) adeguamento ai dicta della Corte di Strasburgo

Nota a Corte costituzionale, 12 ottobre 2012, n. 230 (Pres. Quaranta, Rel. Frigo)

Contributo pubblicato nella Rivista Trimestrale 3-4/2012

NOTA INTRODUTTIVA REDAZIONALE: con questa importante sentenza, pubblicata venerdì scorso, la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata lo scorso anno dal Tribunale di Torino con un'ordinanza pubblicata dalla nostra Rivista, e poi commentata in questa sede da Marco Gambardella, avente ad oggetto la disciplina della revoca della sentenza di condanna di cui all'art. 673 c.p.p., in relazione ad una serie di parametri costituzionali tra cui - segnatamente - l'art. 117 co. 1 Cost. in riferimento all'art. 7 CEDU.

Il giudice remittente dubitava, in particolare, della legittimità costituzionale della disposizione impugnata, nella parte in cui non prevede la revoca della sentenza di condanna in caso di mutamento giurisprudenziale intervenuto con decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la quale abbia stabilito che il fatto per il quale è intervenuta sentenza di condanna irrevocabile non è previsto dalla legge come reato. E ciò in relazione a un caso di specie concernente una sentenza di condanna per il delitto di omessa esibizione dei documenti e del permesso di soggiorno di cui all'art. 6 co. 3 d.lgs. 286/98 pronunciata nei confronti di uno straniero presente irregolarmente sul territorio nazionale, e divenuta irrevocabile prima che le Sezioni Unite si pronunciassero nel senso che tale delitto - in seguito alle modifiche apportate dalla l. n. 94/2009 - non si applica allo straniero il cui soggiorno sia irregolare.

Siamo particolarmente lieti di aprire qui, con l'autorevole commento di Valerio Napoleoni, il dibattito su questa sentenza della Corte costituzionale, che investe direttamente il tema cruciale dello statuto del precedente giurisprudenziale - ed in particolare delle decisioni delle Sezioni Unite nella loro funzione di organo supremo di nomofilachia - in un ordinamento di civil law come quello italiano, ma che tocca altresì una quantità di altre questioni di scottante attualità, come lo statuto del giudicato penale, il principio di retroattività in mitius della legge penale e la natura ed estensione dei vincoli per il nostro ordinamento discendenti dalla CEDU (e dalle sentenze del 'suo' giudice, la Corte di Strasburgo).

Siamo d'altra parte convinti che la specifica questione sollevata dal Tribunale di Torino - quella dell'applicabilità della disciplina della revoca di cui all'art. 673 c.p.p. - non possa ritenersi chiusa con questa pronuncia, pur autorevolissima, del giudice delle leggi: restando pur sempre doverosa, per la giurisdizione ordinaria, una riflessione relativa alla praticabilità di una estensione analogica di tale disciplina alle ipotesi, per l'appunto, di mutamento giurisprudenziale - sancito addirittura dalle Sezioni Unite - con effetto sostanzialmente abolitivo di un'incriminazione preesistente, come quello oggetto del caso ora affrontato dalla Corte. Dove non è giunta la Corte costituzionale, potrebbero insomma arrivare presto i giudici ordinari: se Maometto non va alla montagna....

Per scaricare la sentenza commentata, clicca qui.

Per scaricare l'ordinanza di rimessione, pubblicata dalla nostra Rivista il 26 luglio 2011, clicca qui.

Per scaricare la nota di Marco Gambardella all'ordinanza di rimessione, clicca qui.

 

SOMMARIO:  1. Il background: l'immanente tensione tra "diritto giurisprudenziale" e principio di legalità in materia penale. - 2. Mutamenti di giurisprudenza in bonam partem e pregressi giudicati di condanna. - 3. Il problema ermeneutico "a monte" del quesito di costituzionalità: l'applicabilità della contravvenzione di omessa esibizione di documenti (art. 6, comma 3, d.lgs. n. 286 del 1998) agli stranieri "irregolari". - 4. L'eventuale riconducibilità dell'omessa esibizione dei documenti di identificazione da parte degli stranieri "irregolari" alla fattispecie generale del t.u.l.p.s. - 5. La vicenda interpretativa relativa al nuovo testo dell'art. 6, comma 3, d.lgs. n. 286 del 1998 è realmente qualificabile come «mutamento di giurisprudenza»? - 6. Il presupposto di base: l'attuale estraneità del «mutamento giurisprudenziale» al raggio operativo dell'art. 673 c.p.p. - 7. I possibili tratti di "creatività" del petitum. - 8. L'insussistenza della violazione dell'art. 117, comma 1, Cost. - 9.  L'insussistenza della lesione dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.). - 10. L'insussistenza del contrasto con il principio "costituzionale" di retroattività della lex mitior. - 11. La convergenza con il tracciato delle sezioni unite civili.