ISSN 2039-1676

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16 settembre 2012 |

Sulle riforme necessarie del sistema penale italiano: superare la centralità  della risposta carceraria

Intervista

Contributo pubblicato nella Rivista Trimestrale 3-4/2012

Con la ripresa dopo la pausa estiva, riprendiamo con questa intervista a Gabrio Forti, ordinario di diritto penale presso l'Università Cattolica di Milano, il dibattito sulle riforme in corso del nostro sistema penale, già avviato su questa Rivista nei primi mesi di quest'anno con i contributi (in ordine di pubblicazione) di Mario Chiavario, Carlo Federico Grosso, Francesco Mucciarelli, Domenico Pulitanò, Carlo Fiore, Massimo Donini: contributi tutti raccolti ora sul fascicolo n. 1 della nostra Rivista trimestrale (clicca qui per accedervi).

Trascorsi ormai diversi mesi da quelle interviste, che erano state pensate 'a caldo' dopo le prime dichiarazioni di intenti e i primissimi interventi normativi cui il governo Monti aveva dato impulso anche nel settore penale, quella di Forti è una estesa e articolata riflessione sui nodi più difficili delle riforme attualmente in discussione alle camere: dal tormentato disegno di legge sulla corruzione, al quale la nostra Rivista ha già dedicato vari contributi (cfr., in particolare, i lavori di Francesco Palazzo, Emilio Dolcini e Francesco Viganò parimenti pubblicati sul n. 1 della trimestrale: clicca qui per accedervi) all'altro non meno rilevante d.d.l. n. 5019 recante "Delega al governo in materia di depenalizzazione, sospensione del procedimento con messa alla prova, pene detentive non carcerarie, nonché sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili", la cui discussione è ripresa qualche giorno fa in parlamento.

Molti altri profili sono però toccati da Forti, la cui preoccupazione centrale - ci pare - è quella di uscire dalla logica della centralità della risposta carceraria, sul piano della pena così come su quello della misura cautelare. La situazione attuale continua, del resto, a non essere più sostenibile, nonostante gli interventi tampone sin qui attuati; ed è una situazione che a lungo andare rischia anch'essa, assieme a molti altri e ben più noti fattori, di minare la credibilità dello Stato italiano, giacché "la decenza delle carceri è lo specchio della decenza della società, così come la dignità della condizione del detenuto è la metafora della dignità riconosciuta a tutti i cittadini".