ISSN 2039-1676

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1 giugno 2012 |

L'impasse della Corte Penale Internazionale sulla Libia

La Libia rifiuta di ottemperare all’obbligo di consegnare Saif Al-Gheddafi all’Aia e presenta istanza di inammissibilità del caso.

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Il I maggio scorso il governo libico ha presentato istanza di inammissibilità del caso contro Saif Al-Gheddafi e Abdullah Al Senussi davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale, ai sensi dell’articolo 19 dello Statuto di Roma. Due settimane dopo, e precisamente il 16 maggio scorso, il Procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Luis Moreno Ocampo, ha presentato a New York il terzo rapporto davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu in merito allo stato delle indagini in corso all’Aia sulla “situazione Libia".

La situazione delineata dal Procuratore non è affatto rosea: nessuno dei sospetti (sebbene arrestati) è stato consegnato alle autorità giudiziarie dell’Aia per essere processato e la Corte si trova oggi a dover prendere una delicata decisione in merito alla citata istanza di inammissibilità del caso presentata dalla Libia.

Come si ricorderá, a seguito della risoluzione n. 1970 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 2 marzo 2011 il Procuratore dell'ICC annunciava l’apertura delle indagini in Libia e poco dopo richiedeva l’emissione di tre mandati di arresto per crimini contro l’umanità: uno per Muammar Gheddafi, uno per suo figlio Saif Al-Islam e uno per suo genero Abdullah Al-Senussi. Tali mandati di arresto venivano emessi dai giudici della Camera preliminare (Pre-Trial Chamber) dell’ICC il 27 giugno 2011, a soli quattro mesi della risoluzione del Consiglio di Sicurezza: una velocità lampo rispetto ai normali tempi della giustizia internazionale. Come abbiamo già avuto modo di notare occupandoci della questione su questa Rivista, la tempestività del referral dell’Onu in primis, e dell’avvio del procedimento davanti all’ICC poi, avevano acceso speranze nel senso che la giustizia internazionale per una volta potesse offrire un’alternativa all’intervento armato e rappresentare un meccanismo di protezione efficace nei confronti dei civili. Tuttavia quanto avvenuto da un anno a questa parte ha sostanzialmente modificato il quadro, rendendo l’intervento della Corte Penale Internazionale sempre più difficile e ormai praticamente molto improbabile.