ISSN 2039-1676


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24 maggio 2012

La Corte costituzionale sul divieto di fecondazione eterologa

Deliberata la restituzione degli atti ai rimettenti alla luce di una nuova decisione della Corte edu sui rapporti tra fecondazione eterologa e diritto al rispetto della vita privata e familiare

Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso il 22 maggio scorso dalla Corte costituzionale, circa l'esito del giudizio concernente la disciplina preclusiva vigente in materia di fecondazione eterologa.

La Corte era chiamata a valutare questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Firenze (clicca qui per accadere all'ordinanza di rimessione), Catania (clicca qui per accedere all'ordinanza) e Milano (clicca qui per accedere all'ordinanza), tutte già pubblicate dalla nostra Rivista con rispettive note di E. Dolcini, Strasburgo – Firenze – Roma: il divieto di fecondazione eterologa si avvia al capolinea?; Id., Fecondazione eterologa: ancora un'ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale; Id., Stretto d’assedio il divieto di fecondazione assistita di tipo eterologo

 

Tutte le ordinanze censuravano il comma 3 dell'art. 4 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, a norma del quale « È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo ».

Inoltre, il Tribunale di Catania e quello di Milano avevano censurato anche l'art. 9, commi 1 e 3, e l'art. 12, comma 1, della stessa legge n. 40.

All'art. 9 è stabilito che, in caso di fecondazione eterologa attuata in violazione del divieto posto dall'art. 4, « il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l'azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall'articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, né l'impugnazione di cui all'articolo 263 dello stesso codice». Inoltre, «il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi ».

 

Tutti i rimettenti prospettavano una violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione al combinato disposto degli artt. 8 e 14 della Convenzione edu, come interpretati dalla Corte di Strasburgo con sentenza 1° aprile 2010, S.H. e altri contro Austria, secondo la quale (ed in estrema sintesi) doveva considerarsi irragionevole un divieto assoluto di fecondazione eterologa.

Inoltre era prospettata violazione dell'art. 3 Cost., essendo priva di ragionevolezza una radicale esclusione dei soggetti completamenti sterili dalla procreazione medicalmente assistita.

 

A parere del Tribunale di Catania, poi, le norme censurate violerebbero anche gli artt. 3 e 31 Cost. e, in particolare, i principi di non discriminazione, ragionevolezza, coerenza dell'ordinamento giuridico ed il diritto fondamentale alla «creazione di una famiglia». Ancora, sarebbe violato l'art. 2 Cost., dato che le coppie affette da sterilità o infertilità irreversibile sarebbero private del proprio diritto alla vita privata e familiare, di identità e di autodeterminazione, di costruire liberamente la propria vita ed esistenza. Contrasto, infine, con gli artt. 3 e 32 Cost., in quanto la preclusione comprometterebbe «l'integrità  fisio-psichica delle coppie infertili o sterili», per un verso inducendole a sottoporsi alle «pratiche mediche meno indicate, dai risultati più incerti e magari pericolosi per la salute», e per altro verso spingendole verso forme di «turismo procreativo» che aumenterebbero i rischi per la salute psicofisica di tutti gli interessati.

 

Quanto al Tribunale di Milano, le norme censurate violerebbero anche gli artt. 2, 29 e 31 Cost., comprimendo il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare, considerato che l'art. 2 Cost. tutela anche il diritto alla formazione di una famiglia (riconosciuto, altresì, dall'art. 29 Cost.).

Inoltre, poiché la disciplina discrimina tra le coppie non fertili a seconda della patologia di volta in volta rilevante, e poiché dette differenze di patologia non valgono ad escludere l'assimilazione delle aspettative e delle necessità degli interessati, sarebbero violati anche gli artt. 3 e 31 Cost. Infine, la limitazione della autonomia e della responsabilità del medico nelle scelte professionali utili alla cura della infertilità comporterebbe l'ulteriore violazione degli artt. 3 e 32 Cost.

 

Come risulta dal comunicato stampa del 22 maggio 2012, qui pubblicato, la Corte costituzionale ha deliberato la restituzione degli atti ai giudici rimettenti, « alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 3 novembre 2011 (S.H. e altri contro Austria), sulla stessa tematica », su cfr. L. Beduschi-A. Colella, La Corte EDU salva (per ora) la legislazione austriaca in materia di procreazione medicalmente assistita, in questa Rivista).

In sintesi va ricordato, al proposito, come i rimettenti avessero valorizzato la decisione della Corte edu, dell'aprile 2010, che aveva riscontrato una violazione dell'art. 8 della Convenzione a fronte della legislazione austriaca che preclude il ricorso alla fecondazione eterologa in vitro. La sopravvenuta sentenza, deliberata dalla Grande Camera sul medesimo oggetto, ha invece stabilito che la prospettata violazione della norma convenzionale, in rapporto alla citata legislazione austriaca, non sussiste per le ragioni puntualmente sintetizzate dalla nota di L. Beduschi e A. Collella appena citata.

Evidentemente la Consulta ha inteso garantire ai rimettenti la possibilità di valutare se (ed eventualmente come) perduri la connotazione di non manifesta infondatezza relativamente alle questioni costruite sul primo comma  dell'art. 117 Cost.,  e sulle questioni collegate.