ISSN 2039-1676


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21 maggio 2012 |

F. Palazzo (a cura di), Delitti contro la pubblica amministrazione, Trattato di diritto penale, parte speciale, II, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2011, pp. XXX+874

Recensione

Il volume, curato dal prof. Francesco Palazzo, ha ad oggetto i Delitti compresi nel Titolo II del libro secondo del codice penale (Dei delitti contro la pubblica amministrazione), e si inserisce in una più vasta opera, un trattato in tredici volumi diretto dal prof. Sergio Moccia, in corso di pubblicazione da parte della casa editrice E.S.I. di Napoli e riguardante l'intera parte speciale del codice penale. Del "Trattato", oltre al volume menzionato, sono già venuti alla luce il volume sui Delitti contro l'ordine pubblico (a cura di S. Moccia) e il volume sui Delitti contro la famiglia (a cura di S. Preziosi).

Il lavoro collettaneo concernente i Delitti contro la pubblica amministrazione è diviso in diciassette capitoli; interviene in una materia in cui - come scritto nella Prefazione di Francesco Palazzo - alle "mutazioni genetiche del contesto dei delitti contro la pubblica amministrazione, il legislatore negli ultimi vent'anni ha reagito con continui e 'pesanti' interventi di restiling che hanno modificato il volto dello statuto penale della pubblica amministrazione designato dal legislatore del '30". Aggiungendosi, tuttavia, che "nonostante questo poderoso processo riformatore il livello di effettività della tutela penale della pubblica amministrazione non pare significativamente aumentato [...] soprattutto perché si è trattato di interventi incapaci di accorciare le distanze con il mutato contesto in cui lo statuto penale della pubblica amministrazione è chiamato ad operare". E tutto ciò all'interno di una ipervalutazione delle possibilità del diritto penale, che si accompagna al mancato potenziamento degli strumenti preventivi di carattere amministrativo; strumenti i quali potrebbero invece aumentare sia il livello di effettività del presidio penalistico, sia contenere il processo di "smaterializzazione" del profilo offensivo dei reati a tutela della pubblica amministrazione.

Il primo capitolo del volume è di Valentina Magnini e tratta delle aggressioni di natura patrimoniale: peculato comune, peculato d'uso, peculato mediante profitto dell'errore altrui, malversazione a danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni a danno delle Stato. La materia è esposta privilegiando una proficua integrazione tra le diverse posizioni dottrinali e i più recenti indirizzi giurisprudenziali.

Il secondo e il terzo capitolo sono opera di Francesco Cingari. In particolare, nel secondo capitolo si analizza il delitto di concussione, dando atto altresì dei recenti fenomeni quali la "concussione ambientale".  Nel restante capitolo, dopo aver esposto nelle sue linee fondanti il "sistema" dei delitti di corruzione, Cingari, dall'alto della sua specifica competenza in materia, esamina le cinque principali ipotesi criminose di corruzione: impropria, propria, in atti giudiziari, istigazione alla corruzione, corruzione internazionale. In particolare, nella figura della corruzione in atti giudiziari si esamina la recente giurisprudenza sul delicato problema della configurabilità del reato nella forma c.d. susseguente, criticando l'orientamento giurisprudenziale culminato con la sentenza delle Sezioni unite penali "Mills".

Il quarto capitolo del volume concentra la sua attenzione sulle figure delittuose dell'abuso di ufficio e dell'omissione di atti d'ufficio. Il delitto di cui all'art. 323 c.p. è indagato da Antonio Vallini che, muovendo dalla genesi della fattispecie, ripercorre nelle sue linee essenziali le modificazioni legislative avvicendatesi negli ultimi decenni. Si segnala poi l'approfondita trattazione del requisito costitutivo dell'abuso d'ufficio concernente la "violazione di legge o di regolamento". Il commento al delitto di rifiuto e omissione di atti d'ufficio è invece redatto da Alberto di Martino, che cura altresì il commento alla successiva fattispecie criminosa contenuta nell'art. 329 c.p.: il rifiuto o ritardo di obbedienza da parte di militare o agente della forza pubblica. Quanto all'analisi del delitto di cui all'art. 328 c.p., si evidenzia l'accurato esame delle radici storiche della vigente incriminazione e della conseguente evoluzione del suo bene giuridico. Di notevole utilità pratica risulta poi, con riferimento all'ipotesi di omissione (comma 2), la parte relativa ai rapporti tra normativa penale e procedimento amministrativo.

Il quinto capitolo, scritto da Valentina Magnini, si occupa della violazione dei segreti pubblici: vengono in tale parte esposti i delitti di utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragioni d'ufficio (art. 325 c.p.) e quello di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio (art. 326 c.p.).

Il capitolo sesto è opera di Filippo Bellagamba e tratta delle altre aggressioni all'esercizio delle funzioni e dei servizi pubblici da parte dell''intraneo'. Nel dettaglio, si esaminano la fattispecie di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità; il delitto di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa; il delitto di violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa.

Il capitolo settimo è sempre di Filippo Bellagamba e concerne la violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale: in particolare si esaminano le figure criminose di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336 c.p.) e di resistenza a un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.).

L'ottavo e il nono capitolo sono redatti ancora da Filippo Bellagamba. In essi si affrontano i delitti di oltraggio: esaminando il peculiare fenomeno della abrogazione prima e reintroduzione poi del delitto di oltraggio a un pubblico ufficiale ex art. 341-bis c.p.; e inoltre il delitto di interruzione di un ufficio o di un pubblico servizio (art. 340 c.p.).

Il decimo e l'undicesimo capitolo, opera di Francesco Cingari, sono dedicati alla verifica dei delitti di millantato credito (art. 346 c.p.) e di indebito esercizio di funzioni pubbliche e professioni (artt. 347 e 348 c.p.), tra cui spicca il problematico reato di esercizio abusivo di una professione.

Il dodicesimo e il tredicesimo capitolo sono di Riccardo Lottini. L'autore vaglia rispettivamente il delitto di violazione di sigilli (art. 349 c.p.) e le diverse ipotesi criminose concernenti i pubblici incanti e le forniture.

Nel capitolo quattordicesimo Antonio Vallini analizza le qualifiche soggettive di pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio, coll'affermarsi - nell'idea del legislatore del '90 - della concezione funzionale-oggettiva.

In particolare nel capitolo quindicesimo Riccardo Lottini indaga sulla circostanza attenuante contenuta nell'art. 323-bis; nel sedicesimo capitolo poi il medesimo autore prende in considerazione le pene accessorie e la confisca.

Chiude il volume, il capitolo di Filippo Bellagamba sulla reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale; ipotesi di "non punibilità" inserita nel 2009 dal legislatore all'interno del codice penale all'art. 393-bis.