ISSN 2039-1676


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3 maggio 2012 |

Ulrich Sieber (Hrsg.), Europäisches Strafrecht, in Zusammenarbeit mit Franz Hermann Brüner †, Helmut Satzger, Bernard von Heintschel-Heinegg, Nomos Verlag, Baden Baden, 2011, pp. 953

Recensione

1. Con l'entrata in vigore, dal 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona, il "diritto penale europeo" ha ricevuto nuove basi giuridiche nell'ambito dell'Unione, che rafforzano le prospettive di sviluppo già da tempo emerse nell'evoluzione normativa e nella giurisprudenza delle Corti sovranazionali, oltre che costituzionali degli Stati europei.

Si sono, infatti, via via instaurati un dialogo costante ed un "confronto" sempre più serrati con la Corte di Giustizia dell'Unione europea di Lussemburgo e con la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, oltre che fra queste due Corti, alle quali sono strettamente vincolate tutte le giurisdizioni nazionali, seppur in modi e contenuti diversi.

In ogni caso, il "diritto penale europeo" forma oggi un complesso assai vasto ed articolato di norme che riguardano una molteplicità di materie, con tecniche di formulazione e di disciplina spesso eterogenee, e che si collocano a differenti livelli nella gerarchia delle fonti od in rapporti orizzontali e di interferenza non sempre precisamente definiti.

Una ricognizione aggiornata delle fonti ed una sistemazione organica della materia appare quindi oggi di primario interesse, sia teorico che pratico.

Ed è questo l'obiettivo che si propone il ponderoso, unitario volume in oggetto (di 953 pagine, corredato di indici analitici e sistematici), cui hanno lavorato qualificati specialisti della materia, coordinati dal Prof. Ulrich Sieber (Direttore del Max-Planck-Institut per il diritto penale straniero ed internazionale di Friburgo in Brisgovia), in cooperazione con il compianto Prof. Franz Hermann Brüner  e con i Proff. Helmut Satzger e Bernard von Heintschel - Heinegg.

 

2. L'opera non rappresenta affatto un "commentario" delle disposizioni dei (nuovi) Trattati europei concernenti la materia penale od il relativo "diritto derivato", ma una trattazione più articolata ed ambiziosa dei molti settori riconducibili al concetto latamente inteso di "diritto penale europeo", considerato alla luce della giurisprudenza "europea" ed, in parte, nazionale, e ricondotto ad un solido impianto dottrinale e sistematico. Per questo si apre con una pregevole ed originale parte introduttiva del prof. Ulrich Sieber, in cui si offre un articolato quadro storico dello sviluppo del diritto penale in Europa, dal Sacro Romano Impero all'evoluzione nei diversi paesi e ceppi giuridici fino alle varie spinte ed esperienze di "integrazione" sovranazionale, sulla cui base vengono poi affrontati i fondamenti istituzionali e "costituzionali" dell'Unione europea, che nel lungo cammino intrapreso dopo l'ultima guerra mondiale l'ha portata ad essere oggi l'unica organizzazione internazionale che ha voluto e saputo collocare le proprie competenze in campo penale sulla base garantista di una "parlamentarizzazione" democratica dei processi di produzione delle relative fonti.

Il peso delle nuove disposizioni dei Trattati europei viene dunque calato nel vasto campo del diritto derivato, da anni in tumultuosa espansione, rispetto a cui l'unificazione nel "pilastro" già comunitario delle competenze dell'Unione rappresenta un netto progresso, come già detto sotto il profilo della legittimazione democratica, perché coinvolge il Parlamento europeo e quelli nazionali; ma anche sotto quello di una maggior efficienza, per l'estensione del criterio maggioritario nella procedura legislativa ordinaria ed una semplificazione delle fonti, costituite ora solo da regolamenti e direttive. Il loro numero e la loro importanza nel campo penale appaiono destinati ad incrementarsi, per rafforzare lo "spazio di libertà, sicurezza e giustizia" nonché la lotta alle frodi ed ai reati che ledono gli interessi finanziari europei, che costituiscono espressamente il fine delle nuove competenze penali europee, estese ad un gran novero di settori di criminalità "grave e transnazionale" e - quando "necessario" - a supportare le politiche dell'Unione in qualsiasi altro campo già oggetto di misure di armonizzazione (come l'ambiente, che ha emblematicamente rappresentato il primo settore di riconoscimento e "comunitarizzazione" giurisprudenziali della competenza penale europea).

Ma le nuove fonti e competenze non possono prescindere dalle convenzioni, azioni comuni e, soprattutto, decisioni quadro tuttora vigenti, che hanno contribuito all'avvicinamento legislativo in molteplici settori e non hanno affatto esaurito la loro efficacia armonizzatrice a livello applicativo ed interpretativo.

 

3. L'oggetto del volume segue poi l'espansione del "diritto penale europeo" al di fuori dell'Unione, dato che esso si è sviluppato (e si svilupperà) grazie anche alle molteplici convenzioni e strumenti internazionali del Consiglio d'Europa e delle Nazioni unite, oltre che di diverse altre istituzioni sovranazionali, incidenti sulla politica criminale dell'Unione e degli Stati europei: si pensi alla lotta alla corruzione internazionale, al cybercrime, alla tutela dei minori e delle donne contro lo sfruttamento sessuale, al contrasto della tratta degli esseri umani e dei traffici illeciti, specie di armi e di stupefacenti, all'articolato campo della lotta al terrorismo ed al suo finanziamento, al contrasto al riciclaggio ed alla criminalità economica ed organizzata in genere.

Ulteriormente, nel "diritto penale europeo"" viene ricompreso il diritto "punitivo" dell'Unione (e già della Comunità) facente cioè ricorso a sanzioni amministrative di varia natura ed efficacia, distinte da quelle penali in senso stretto, ampiamente sviluppatosi - anche con proprie regole sistematiche e principi di carattere generale - per la mancanza o limitatezza (fino alla riforma dei Trattati) delle competenze europee nella materia propriamente penale. Si tratta di settori importanti di armonizzazione normativa e di cooperazione giudiziaria ed investigativa, che riguardano soprattutto gli ordinamenti economici della concorrenza, dei mercati finanziari, dei prodotti farmaceutici e medicinali, degli alimenti, ecc., in cui le norme europee hanno avuto e mantengono un ruolo di modello ovvero di affiancamento rispetto alle discipline sanzionatorie e/o penali nazionali.

A quest'ultimo riguardo, una delle parti più interessanti del volume (la terza, introdotta da Helmut Satzger) riguarda l'"europeizzazione" del diritto penale nazionale, da intendere nei diversi aspetti con cui le norme europee ne condizionano l'applicazione (per rinvio dei precetti nazionali a disposizioni europee, per la disapplicazione delle fattispecie penali nazionali con queste contrastanti, ovvero per la necessità di una loro "interpretazione conforme" ai precetti europei), collocandosi così a fianco e talora a premessa della vera e propria "armonizzazione" legislativa. Il diritto penale nazionale "armonizzato" dalle fonti europee costituisce in ogni caso il quadro più ricco e variegato, in costante evoluzione, che appare destinato ad incrementarsi nel nuovo assetto delle competenze "concorrenti" (fra Unione e Stati membri) sopra ricordato.

 

4. Non meno rilevante è però anche il settore processuale della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (e sanzionatoria), cui è dedicata la quarta parte, che si articola nei diversi modelli dell'assistenza "orizzontale" - orientata al principio del mutuo riconoscimento dei provvedimenti degli altri Stati membri - cui si affianca la cooperazione "verticale" promossa dalla Commissione e via via dalle specifiche organizzazioni europee che si sono rafforzate in questi anni (quali Europol, Eurojust, OLAF), fino a considerare l'importante prospettiva della cooperazione con Stati terzi, esterni all'Unione, ma in stretti rapporti (per lo più convenzionali) di collaborazione con essa, come nel caso della Svizzera.

Ed è in diretta connessione con il terreno del processo e delle indagini che si sviluppa, infine, la trattazione del complesso "sistema" di tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, comprensivo delle garanzie processuali e della difesa, cui è dedicata la quinta ed ultima parte. In essa si analizzano i molteplici "attori" istituzionali, "livelli" di operatività e modelli di protezione che - a partire dalla Convenzione europea del Consiglio d'Europa e dalla competente Corte di Strasburgo, fino all'incorporazione nell'ordinamento dell'Unione ed alla vincolatività per i giudici nazionali - convergono nel garantire le esigenze basilari di un "diritto penale sovranazionale" che sia rispettoso dei principi di legalità e di democraticità propri dello Stato di diritto, nato dall'Illuminismo e caratterizzante la specifica tradizione giuridica dell'Europa.

 

5. In definitiva l'opera sa offrire, accanto alla dettagliata ricostruzione dei temi e dei settori essenziali dell'odierno "diritto penale europeo", un loro quadro d'insieme ed una loro collocazione storica e politico-costituzionale di grande pregio. Per cui rappresenta un sicuro punto di riferimento per chiunque voglia affrontare in maniera documentata e sistematica tali problematiche, sia come studioso, che come operatore del diritto penale che raccolga le sfide poste degli odierni processi d'integrazione europea.

Certamente la lingua tedesca potrebbe non rendere l'opera accessibile ad un ampio pubblico, ma essa ne costituisce anche un pregio, data la ricchezza espressiva e rigorosità sintattica, che assicurano ai conoscitori la precisione dei concetti giuridici.