ISSN 2039-1676

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Mission


Introducendo, nel novembre 2010, la pagina web dedicata alla nostra “mission”, scrivevamo:

Diritto penale contemporaneo vuole essere, anzitutto, un luogo per la discussione sul senso del diritto penale oggi. Uno spazio aperto a tutti gli operatori del diritto penale (magistrati, avvocati, accademici), ma anche a tutti coloro i cui saperi e le cui esperienze professionali e di vita hanno in qualche modo a che fare con il giudizio penale, e con la pena.

Riflettere sul tema oggi è sempre più urgente, a fronte di un diritto penale sul quale si convogliano grandi aspettative da parte della società, ma anche molte diffidenze e, talora, aperte ostilità da parte di settori cospicui dell’opinione pubblica e dei suoi referenti politici. Il diritto penale è divenuto ormai un terreno di scontro culturale e istituzionale: in misura, forse, senza precedenti nella storia della repubblica.

Nel fragore delle polemiche, Diritto penale contemporaneo aspira a conquistare spazio per la riflessione: pacata, argomentata, attenta ai punti di vista dell’altro; con un metodo che, senza celare i problemi, li analizzi e li discuta con le armi della ragione e del dialogo, sollevando lo sguardo oltre le polemiche contingenti e, se possibile, oltre gli orizzonti – sempre troppo angusti – dei confini nazionali”.

Nell’accingerci ora, nel settembre 2016, a rinnovare la veste grafica della nostra rivista, ci accorgiamo che il clima culturale che avvolge il sistema penale italiano non è molto mutato, nonostante i mutamenti politici nel frattempo intercorsi. Il nostro sistema penale resta largamente percepito come un malato da curare, specie in relazione alla sua incapacità di far fronte in tempi ragionevolmente rapidi all’enorme domanda di giustizia che bussa alle sue porte; e molti sono ancora i terreni di scontro tra i suoi diversi attori, nonché le diffidenze dell’opinione pubblica, la quale spesso si attende dal sistema penale risposte definitivi ai mali endemici della società italiana, che il sistema ovviamente non può fornire.

Di qui la convinzione che la nostra iniziativa abbia ancora una precisa “missione” da adempiere, nelle direzioni già schizzate nel 2010: una convinzione confortata, peraltro, dal successo di Diritto penale contemporaneo in questi sei anni, attestato dal numero degli accessi giornalieri (dagli 7 ai 10 mila dal lunedì al venerdì) e mensili (attorno ai 180 mila) al nostro sito, ma anche – e soprattutto – dai talvolta lusinghieri riscontri che le tesi sostenute dalle pagine della rivista hanno avuto in giurisprudenza, anche presso la Suprema Corte di cassazione.

La sfida attuale è, allora, quella di consolidare il ruolo di Diritto penale contemporaneo come punto di riferimento importante dell’attuale dibattito sul diritto penale e sulla procedura penale italiana, in prospettiva de lege lata e ferenda: mantenendo la nostra vocazione, per così dire, genetica a favorire e intensificare la comunicazione tra dottrina e prassi del diritto penale, preziosa in ambo le direzioni; ma anche rivolgendo sempre più la nostra attenzione al legislatore, nonché alla scienza penalistica italiana e straniera, sfruttando le straordinarie opportunità assicurate da un rivista informatica ad accesso libero come la nostra, che ci garantisce un agevole accesso alla scrivania degli studiosi di tutto il mondo nell’arco di pochissimi secondi.

La nostra nuova home page ripropone, in larga misura, i ‘contenitori’ già presenti nel nostro vecchio sito, affiancando ad essi dodici aree tematiche (diritto e scienza, salute e ambiente, giustizia penale in discussione, diritti fondamentali e biodiritto, carcere e dintorni, storia del diritto penale, questioni di genere, minoranze e immigrazione, corporate crimes, giustizia penale e informatica, criminalità organizzata e terrorismo, osservatorio misure di prevenzione) destinate a promuovere il dibattito su altrettanti temi cruciali nel dibattito penalistico odierno.